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Redditi lavoro autonomo: classifica per città

di Noemi Ricci

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L'analisi della CGIA Mestre sui redditi degli autonomi rivela una realtà a due velocità per gli over e gli under 40, con marcate disparità territoriali.

Sulla base delle dichiarazioni dei redditi 2016 presentate dai lavoratori autonomi per l’anno di imposta 2015, la CGIA Mestre ha stilato un’interessante classifica dei professionisti meglio retribuiti in base alla collocazione geografica all’interno del Bel Paese, ma anche in base all’età. Interessante notare come per i più giovani vi sia stata una proletarizzazione della professione con un forte calo dei redditi per gli under 40.

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Dall’analisi è inoltre emerso che la città che offre ai lavoratori autonomi l’opportunità di guadagno più alta è Milano, dove il reddito medio è risultato essere di 38.140 euro. Una cifra pari ad oltre il doppio di quella percepita a Vibo Valentia (15.479 euro), fanalino di coda in Italia in quanto a reddito degli autonomi.

Buone opportunità per gli autonomi si segnalano anche a Bolzano (con un reddito medio di 35.294 euro), di Lecco (con 33.897 euro) , di Bologna (con 33.584), di Como (con 32.298 euro) e di Monza (32.022 euro). Meno fortunate le partite IVA calabresi di Cosenza (con 16.318 euro) e Crotone (15.645).

A livello nazionale il reddito medio degli autonomi è aumentato di 2.600 euro rispetto a quello percepito nel 2013, anno di picco negativo del PIL registrato dopo la crisi economica del 2008-2009. Gli aumenti più consistenti si registrano, nuovamente, a Milano (3.577 euro), a Bolzano (3.376 euro) e Modena (3.263 euro).

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Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA Mestre:

“Sebbene i dati riferiti al reddito medio siano abbastanza positivi non dobbiamo dimenticare che la crisi ha fortemente polarizzato il mondo degli autonomi, condizionando questi risultati. Tra i redditi più elevati, ad esempio, troviamo la fascia di lavoratori tra i 50 e i 65 anni. Il che non deve stupire, se è vero che l’esperienza e la rete di relazioni aumentano con l’esercizio della professione”.

“Viceversa, gli under 40 hanno subito un processo di proletarizzazione della professione che è stato spaventoso. Il crollo dei redditi, l’aumento della precarietà, l’elevata intermittenza lavorativa e lo scarso grado di autonomia hanno caratterizzato l’attività lavorativa di centinaia di migliaia di giovani professionisti. Questa situazione, inoltre, ha divaricato le disparità territoriali: in particolar modo tra il Nord e il Sud del Paese”.

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