Buonuscita postali, fumata nera

di Barbara Weisz

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Rinviata la rivalutazione dell'indennità di buonuscita dei dipendenti di Poste Italiane: i termini della questione che si trascina dal 1998, la risposta del Governo.

Nulla di fatto, il Governo non fissa una scadenza per risolvere la questione indennità di buonuscita dei dipendenti di Poste Italiane. L’ennesimo rinvio è confermato da Franca Biondelli, sottosegretario al Welfare, nel corso di un’interrogazione alla Camera:

«i vincoli posti dall’attuale quadro finanziario di riferimento non hanno sinora consentito al Governo di introdurre modifiche all’attuale disciplina in materia di buonuscita, sì da poter dare attuazione al predetto impegno».

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Il punto è il seguente: il Parlamento ha votato nel 2012 una risoluzione (n. 8-00208) che impegnava l’esecutivo a riconoscere, l’anno successivo (quindi nel 2013) la rivalutazione della buonuscita ai dipendenti postali in base agli accordi firmati nell’ormai lontano 1998, quando l’azienda fu privatizzata. Fino ad ora, però, il Governo non ha ancora dato seguito all’impegno, per mancanza di risorse finanziarie.

Ecco in estrema sintesi in che cosa consiste la rivalutazione e come nasce il caso. Dal 28 febbraio 1998, con la privatizzazione di Poste Italiane, i dipendenti passarono al regime di TFR, trattamento di fine rapporto, mantenendo però il diritto all’indennità di buonuscita maturata fino a quel momento.

La regola per il calcolo dell’indennità prevede che la somma si commisurata all’ultima retribuzione del dipendente nel momento in cui esce dall’azienda. Il Governo, invece, nel corso degli anni ha fatto prevalere un’interpretazione restrittiva degli accordi, rivalutando il trattamento con riferimento a quanto maturato entro il 28 febbraio 1998. Le successive trattative, e anche i diversi ricorsi in tribunale, ha sempre dato torto a questa interpretazione, fino a quando nel 2013 appunto la commissione Lavoro della Camera ha votato la risoluzione sopra esposta. Ma, secondo quanto ha riferito in aula Franca Biondelli, al momento continua a non essere possibile versare le somme a quanti già sono andati in pensione, o riconoscere la rivalutazione a chi ancora lavora in azienda.

Il governo ha però fornito i numeri relativi alla platea degli interessati alla rivalutazione dell’indennità di buonuscita: l’ammontare complessivo delle indennità di buonuscita da liquidare si avvicina al miliardo di euro (è pari a 939 milioni 972mila euro). la cifra è in grandissima parte attribuibile alla rivalutazione (907milioni 261mila euro), che riguarda sia 142mila 847 lavoratori che dal 1998 ad oggi hanno lasciato Poste Italiane, e hanno quindi percepito l’indennità (ma nella forma “ridotta” prevista dall’interpretazione restrittiva fino ad oggi applicata), sia altri 76mila 754 lavoratori che invece devo ancora maturare il diritto.

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