Una badante di 67 anni che ha lavorato 21 anni ma la cui pensione è sotto il valore soglia a che età può andare in pensione? Con tre figli nati prima del 1996 si può andare in pensione prima dei 70 anni?
Visto che lei menziona il valore soglia, immagino che si riferisca a una situazione in cui non ci sono contributivi versati prima del 1996. Lo sottolineo perché in caso contrario c’è comunque il diritto a pensione a 67 anni, indipendentemente dall’importo dell’assegno previdenziale.
Se i contributi risultano versati a partire dal primo gennaio 1996, la pensione di vecchiaia ricade nel calcolo della pensione interamente contributivo e spetta solo in presenza dei requisiti di età (67 anni), di contribuzione (20 anni) e della maturazione di un trattamento pari ad almeno l’assegno sociale.
Le confermo che se questo importo soglia non è raggiunto, in effetti l’unica alternativa è lavorare fino a 71 anni. A quest’età, infatti, con almeno cinque anni di contributi versati, si prende la pensione indipendentemente dall’importo maturato.
La Legge di Bilancio 2025 ha però modificato le precedenti regole prevedendo oggi un anticipo fino a 16 mesi sull’età pensionabile per le madri di quattro o più figli nel caso in cui ricadano nel sistema contributivo (quindi, per le lavoratrici che hanno iniziato a lavorare e a versare contributi a partire dal 1996), ossia uno sconto sul requisito anagrafico pari a 4 mesi per ogni figlio, con un limite di massimo 16 mesi complessivi di anticipo rispetto all’eta minima (oggi pari a 67 anni).
Per la pensione di vecchiaia senza requisiti contributivi, il riferimento normativo resta sempre la Riforma Fornero, per la precisione il comma 7 dell’articolo 24 del dl 201/2011. In base a questa legge, in presenza del requisito di età, «il diritto alla pensione di vecchiaia è conseguito in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni, a condizione che l’importo della pensione risulti essere non inferiore, per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996, all’importo dell’assegno sociale». Però, «si prescinde dal predetto requisito di importo minimo se in possesso di un’età anagrafica pari a settanta anni, ferma restando un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni». Il requisito dei 70 anni va adeguato alle aspettative di vita, attualmente è pari appunto a 71 anni.
Per la cosiddetta “pensione anticipata contributiva” ci vogliono invece 64 anni di età (ma questa soglia anagrafica è però legata alle speranze di vita, che dovrebbero aumentare dal 2027), 20 anni di contribuzione effettiva (sempre da adeguare agli aumenti della speranza di vita) e un trattamento previdenziale maturato pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale per gli uomini oppure 2,8 volte per le donne con un figlio e 2,6 volte per le donne con due o più figli.
In linea generale, se lei non raggiunge l’importo soglia minimo per la pensione, può valutare l’ipotesi di versare volontariamente i contributi. E’ possibile farlo sempre dopo aver smesso di lavorare, per acquisire un diritto a pensione. Oppure, in via eccezionale nel biennio 2024-2025, i contributivi puri possono riscattare fino a cinque anni di periodi pregressi, purché non coperti da contribuzione, successivi al primo gennaio 1996, e non precedenti al primo rapporto di lavoro.
Deve fare i calcoli per capire se questa ipotesi contribuisce ad alzarle l’importo della pensione prima del compimento dei 71 anni.
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Chiedi all'espertoRisposta di Barbara Weisz