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Aiuti bis: a lavoratori e pensionati molto meno del bonus 200 euro

di Barbara Weisz

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I nuovi ristori in busta paga e nel cedolino pensione del DL Aiuti bis sono nettamente sfavorevoli rispetto al bonus 200 euro: i numeri a confronto.

Ai lavoratori dipendenti e ai pensionati sarebbe convenuto di più un altro bonus da 200 euro: i destinatari delle due misure previste dal Decreto Aiuti bis, ovvero il taglio del cuneo fiscale in busta paga e la rivalutazione anticipata delle pensioni, prenderanno a conti fatti soltanto pochi euro. Anche nelle condizioni di reddito più favorevoli rispetto ai tetti previsti (fino a 35mila euro), con le aliquote applicate (2%) in tasca entro fine dicembre entrano molto meno di 200 euro.

Vediamo i numeri caso per caso.

Misure per il reddito: platea ristretta

Se il Governo avesse riproposto un bonus 200 euro bis ci avrebbero guadagnato tutti (risorse permettendo, ovviamente). In questo secondo provvedimento del Governo, i sostegni alle famiglie previsti per contrastare il caro inflazione sono più bassi di quelli precedenti, inoltre la platea è ridotta. I bonus 200 euro del primo decreto Aiuti non è andato solo a dipendenti e pensionati ma anche a lavoratori atipici, disoccupati, percettori di reddito di cittadinanza. Tutte categorie che sono rimaste escluse dalle misure del decreto Aiuti bis. In pratica, sono oltre 4 milioni di aventi diritto in meno.

A lavoratori e pensionati meno di 200 euro

All’interno di questa platea ristretta, l’aiuto economico è comunque inferiore al precedente bonus 200 euro. Per i lavoratori dipendenti il taglio dell’1,2% del cuneo comporta un aumento in busta paga che può andare da 37 a 160 euro in tutto. Circa 6 euro al mese in più per il reddito minimo (8mila euro), che salgono a 25 euro in più al mese per chi ha 35mila euro di stipendio lordo annuo. Con un reddito da 20mila euro, il beneficio è intorno ai 16 euro mensili in più, 96 euro nel semestre. Per i pensionati (rivalutazione del 2% al mese da ottobre a dicembre per i redditi lordi fino a 2.692 euro al mese, ossia 35mila euro annui) ci sono dai 10 ai 50 euro in più al mese. Significa che in tutto, da ottobre a dicembre, il bonus andrà da 30 a 150 euro.

In entrambi i casi, lo svantaggio rispetto al bonus di 200 euro è sensibile, per i lavoratori dipendenti in pratica è stato dimezzato il bonus, per le pensioni basse c’è un netto svantaggio.

Taglio cuneo e rivalutazione pensioni vs bonus 200 euro

Le nuove misure anti inflazione si rivolgono a una platea meno ampia di beneficiari, e sono in misura ridotta rispetto al bonus 200 euro. Vediamo come sono cambiati i numeri.

  • Platea:  taglio del cuneo e rivalutazione pensioni riguardano 27,5 milioni di beneficiari; restano quindi fuori in 4 milioni fra precari, autonomi, disoccupati e titolari di Reddito di Cittadinanza rispetto al primo bonus da 200 euro.
  • Taglio del cuneo vs. bonus 200 euro: il taglio di 1,2 punti del cuneo fiscale comporta un aumento in busta paga che va da 37 a 160 euro. Un lavoratore con 20mila euro di reddito porta a casa quasi 100 euro: la metà del bonus 200 euro; con lo svantaggio che la somma viene spalmata su più mensilità e non versata subito. Un lavoratore con stipendio di 10mila euro porta a casa appena 8 euro in più al mese, per un totale di 48 euro: un quarto rispetto al precedente bonus di 200 euro.
  • Rivalutazione pensioni vs. bonus 200 euro: l’aumento delle pensioni varia dai 30 ai 150 euro. Una pensione intorno ai 1500 euro ottiene 31,46 euro in più al mese, che in tutto significa 94 euro. Meno delle metà rispetto al bonus di 200 euro.

Attenzione: nel caso delle pensioni, fra l’altro, non c’è un vero e proprio bonus ma un’anticipazione di soldi che comunque sarebbero arrivati in gennaio. Quindi, c’è il vantaggio di incassarli prima per pagare le bollette più alte ma, rispetto al precedente bonus di 200 euro, significa che lo svantaggio per i pensionati è maggiore rispetto ai dipendenti, che comunque hanno per sei mesi uno stipendio netto più alto.