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Pensioni: Quota 102 e fondi esubero al posto di APE Social e Quota 100

di Barbara Weisz

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Pensione anticipata senza scatti, Quota 102, banca assistenza, detrazioni e crediti, equità di calcolo pensione, fondi esubero: nuove proposta di riforma.

«Mantenere i requisiti per la pensione di vecchiaia con 67 anni di età adeguata all’aspettativa di vita e almeno 20 di contribuzione. Quota 100, APE Social, Opzione Donna e Precoci possono essere sostituiti dai fondi esubero che sono già operativi per le banche e assicurazioni e sono a costo zero per lo Stato». Pensione anticipata senza scatti aspettative di vita. Una Quota 102, ovvero 64 di età anagrafica (adeguata alla aspettativa di vita), con almeno 38 anni di contributi.

Sono le proposte di Riforma Pensioni contenute nell’ottavo rapporto sul sistema previdenziale italiano di Itinerari Previdenziali. Che confermano il quadro tracciato nei mesi scorsi dal presidente dell’associazione, Alberto Brambilla, intervistato da PMI.it, fornendo nuovi particolari.

Il contesto generale in cui inserire la Riforma Pensioni parte dalla necessità di formulare una legge che «concluda, almeno per i prossimi 10 anni, il ciclo delle riforme dando certezza ai cittadini con regole semplici e valide per tutti, giovani e anziani, retributivi, misti e contributivi puri».

Proposte di Riforma Pensioni

Il punto di partenza per realizzare l’obiettivo può essere l’equiparazione delle regole per tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dal primo gennaio 1996 a quelle di tutti gli altri lavoratori, «compresi i requisiti di pensionamento e l’integrazione al minimo su valori pari alla maggiorazione sociale e calcolati sulla base del numero di anni lavorati».

In secondo luogo, bisogna ridefinire i requisiti di accesso alla pensione, e qui la proposta resta quella sopra riportata: pensione di vecchiaia a 67 anni, con adeguamento alle aspettative di vita, e 20 anni minimi di contribuzione. E’ fondamentalmente una riproposizione dell’impianto attuale.

Pensione di anzianità con 64 di età adeguata all’aspettativa di vita e almeno 38 anni di contributi (Quota 102). Nei 38 anni, bisognerebbe conteggiare non più di due anni figurativi (esclusi dal computo maternità, servizio militare, riscatti volontari) «al fine di premiare/incentivare il lavoro e non gli anni di permanenza nel sistema».

Infine, pensione anticipata con circa 42 anni e 10 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne (sistema attuale), svincolata però dall’aspettativa di vita ed eliminando qualsiasi divieto di cumulo. Si potrebbero prevedere anticipi per le donne madri (otto mesi per ogni figlio con un massimo di 24 mesi), mentre per i precoci ogni anno di lavoro prima dei 19 anni dovrebbe valere 1,25 anni.

Infine, Itinerari Previdenziali sollecitare la reintroduzione dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione rinviata nell’ultimo decennio, nella misura del 100% fino a tre volte il minimo, 90% da tre a cinque volte il minimo e 75% oltre cinque volte la prestazione minima sulla quota di pensione “retributiva”, mentre per quella contributiva l’indicizzazione dovrebbe essere pari al 100% eliminando l’iniquo taglio delle pensioni alte. «Se si fosse proceduto con una riforma definitiva – segnala il report – i numeri dei salvaguardati e i costi sarebbero stati inferiori, ma soprattutto si sarebbe fatta più equità intergenerazionale».

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Separazione previdenza e assistenza

Poi c’è la questione della separazione fra previdenza e assistenza. E’ uno degli elementi su cui l’associazione insiste tradizionalmente, e che viene ribadito in occasione dell’ultimo report, anche in considerazione dei numeri: il sistema previdenziale è sostanzialmente sostenibile, quello assistenziale sul periodo non regge.

In questo senso, il report avanza diverse proposte.

  • Realizzazione di una “banca dati dell’assistenza”, accompagnata dalla realizzazione definitiva dell’“anagrafe generale dei lavoratori attivi”: gli obiettivi sono il monitoraggio della spesa assistenziale (che, viste le innumerevoli cancellazioni per abusi, potrebbe addirittura diminuire), e l’attuazione delle politiche attive del lavoro (che, lo sottolineiamo, fanno parte del programma del Governo Draghi).
  • Introduzione del contrasto di interessi per le famiglie: misure fiscali incentivanti, come le detrazioni sull’edilizia, che consentirebbero di ridurre sensibilmente l’evasione fiscale e contributiva e redistribuire il carico fiscale oggi prevalentemente sulle spalle del lavoro dipendente.
  • Credito d’imposta invece che decontribuzione: qui il riferimento alle diverse norme sulla decontribuzione previste negli ultimi anni (per le imprese del Sud, sulle nuove assunzioni, per gli apprendisti e via dicendo). Secondo il report, contraddicono «la necessità di riformare il sistema pensionistico, perché le entrate non sono in equilibrio con le uscite per prestazioni», e non rappresentano «un buon esempio educativo». Viene considerato più adeguato lo strumento del credito d’imposta, «perché lo sconto del 30% verrebbe dimezzato per i lavoratori e le imprese dinamiche che crescono in quanto la parte di contributi risparmiata verrebbe ridotta dal carico fiscale mentre premierebbe le attività di mera sussistenza assistite».

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