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Smart Working: cosa prevede il nuovo Dpcm

di Redazione PMI.it

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Lavoro agile almeno al 50% nella PA, fortemente raccomandato nelle aziende private e negli studi professionali: le novità del Dpcm in vigore dal 6 novembre.

Il lavoro agile rimane uno strumento fondamentale per affrontare l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Lo conferma il Dpcm del 3 novembre 2020, che detta regole sullo Smart Working per le Pubbliche Amministrazioni e fornisce linee guida anche per le imprese private, con validità dal 6 novembre al 3 dicembre 2020.

Smart Working nella PA

Il nuovo decreto dispone che le PA debba assicurare le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, garantendo il ricorso a questa modalità pari ad almeno il 50% del personale.

Ciascun dirigente, inoltre:

organizza il proprio ufficio assicurando, su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale, lo svolgimento del lavoro agile nella percentuale più elevata possibile, e comunque in misura non inferiore a quella prevista dalla legge, del personale preposto alle attività che possono essere svolte secondo tale modalità, compatibilmente con le potenzialità organizzative e l’effettività del servizio erogato.

Smart Working nel privato

Per quanto concerne le aziende private, l’applicazione dello smart working da parte dei datori di lavoro privati è fortemente raccomandato.

Anche per le attività professionali, si raccomanda che siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile, qualora possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.

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