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Pensione anticipata: scivolo di 7 anni nelle grandi aziende

di Barbara Weisz

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Emendamento al Decreto Crescita: scivolo pensione anticipata fino a sette prima in grandi aziende che si digitalizzano e stipulano contratti di espansione.

Una nuova forma di pensione anticipata tra gli emendamenti al Decreto Crescita presentato dai relatori (con accordo di maggioranza): misura sperimentale per il 2019 e il 2020, consentirà alle aziende con più di mille dipendenti che stanno digitalizzando e di conseguenza ristrutturando i processi, di concordare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro di coloro a cui mancano al massimo sette anni al pensionamento.

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 Si tratta di uno strumento simile alla cosiddetta isopensione (l’esodo per la pensione) introdotto dalla Riforma Fornero, che però presenta condizioni più vantaggiose per le imprese.

Nuovo scivolo pensione

In pratica, il nuovo scivolo rende possibile accordi con i lavoratori anziani, i quali continuano a ricevere fino alla decorrenza della pensione un trattamento pari all’assegno previdenziale maturato nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro. Questa trattamento è pagato dall’azienda.

Nel caso in cui il lavoratore sia più vicino alla pensione anticipata che a quella di vecchiaia, l’impresa deve anche pagare i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto.

E’ anche prevista una sorta di cassa integrazione per i lavoratori che non hanno i requisiti per il prepensionamento sopra descritto, con una riduzione di orario che, par di capire, può arrivare al 100%.

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Requisiti aziendali

Oltre al requisito dei dipendenti (almeno mille), questa forma di prepensionamento è applicabile esclusivamente nell’ambito di processi di riorganizzazione che devono prevedere una procedura di consultazione «finalizzata a stipulare in sede governativa un contratto di espansione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero con la rappresentanza sindacale unitaria».

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Questi contratti di espansione devono prevedere nuove assunzioni a tempo indeterminato, anche in apprendistato.

In pratica, la norma favorisce una sorta di ricambio generazionale nelle imprese che intraprendono un percorso di trasformazione digitale e tecnologica complesso, che necessita di nuove competenze e professionalità. Come detto, la norma è applicabile solo nelle grandi imprese con più di mille dipendenti.

Si tratta, lo ripetiamo, di un emendamento presentato in commissione Finanze alla Camera e non di una legge approvata. L’iter di conversione in legge del Dl 34/2019 deve terminare entro il 29 giugno. Dopo l’esame della Camera, il testo passerà in Senato.