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Reddito di cittadinanza: offerte di lavoro che si possono rifiutare

di Barbara Weisz

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Tutti i contratti che risultano sotto ai minimi dell'offerta congrua e che dunque si possono rifiutare senza perdere il reddito di cittadinanza.

Sono davvero tanti i requisiti da rispettare per rendere congrua un’offerta di lavoro ai titolari di reddito di cittadinanza: se la proposta non rispetta tutti i criteri previsti è dunque possibile rifiutarla senza perdere il sussidio.

I principali paletti, alcuni inseriti anche nella legge di conversione del dl 4/2019 (ancora da approvare) riguardano retribuzione (il Senato ha introdotto una soglia minima di 858 euro), contratto di lavoro e distanza da casa.

Minimi contrattuali

Per la precisione, il contratto deve essere a tempo indeterminato, a termine o in somministrazione con durata pari ad almeno tre mesi. Un part-time non può essere inferiore all’80% dell’ultimo contratto di lavoro. I requisiti relativi alla distanza da casa cambiano a seconda del numero di offerte ricevute e dalla durata del sussidio già percepito, fissate dal decreto atttuativo del RdC.

  • Primi 12 mesi di fruizione del beneficio: prima offerta entro 100 km o raggiungibile in 100 minuti (1 ora e 40 minuti) con mezzi pubblici; seconda entro 250 km; terza ovunque in Italia.
  • Dopo 12 mesi: prima e seconda offerta congrue entro 250 chilometri da casa, terza offerta in tutta Italia.
  • Rinnovo: offerta può essere sull’intero territorio nazionale.

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Effetti pratici

Lo stipendio minimo di 858 euro lascia fuori diverse professioni. I contratti minimi, ad esempio, sono inferiori alla soglia per stagionali in agricoltura, o a figure come aiuto cuoco, apprendista parrucchiere, impiegati e commessi part-time di alcuni settori, addetti imprese di pulizia e servizi integrati (mense, custodi, manutentori).

Le associazioni imprenditoriali hanno segnalato, anche in sede di audizioni parlamentare sul decreto, le incongruenze che la norma introduce, in rapporto alle retribuzioni (sfavorevole) ma non solo. Confindustria sottolinea una difformità anche rispetto ai disoccupati in NASpI, che devono accettare lavori “rifiutabili” da chi prende il Rdc. In generale, c’è il rischio che tali paletti alimentino il mercato del lavoro nero, ad esempio in ambito domestico.