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Pensioni: Opzione Donna vs Quota 100

di Barbara Weisz

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L'Opzione Donna prevede tagli alla pensione fino al 30%, la Quota 100 è senza penalizzazioni: analisi dei requisiti ed evidenza del gender gap previdenziale.

L’Opzione Donna comporta una decurtazione della pensione che può arrivare al 30%, la Quota 100 richiede requisiti di accesso stringenti ma non ha penalizzazioni sull’assegno.

Risultato: le donne riceveranno una pensione ridotta (perchè si applica il calcolo contributivo) mentre gli uomini che optano per la quota Quota 100 (la maggioranza della platea) potranno ritirarsi senza tagli e con un incremento degli importi percepiti nell’intera durata del pensionamento.

Questo gender gap pensionistico è rilevato dal centro studi Itinerari Previdenziali, nel suo report dedicato alla riforma pensioni (dl 4/2019), al capitolo dedicato al confronto fra Opzione Donna e Quota 100.

Quote a confronto

La Quota 100 richiede come requisito minimo 62 anni di età e 38 anni di contributi.

L’Opzione Donna richiede 58 o 59 anni di età (dipendenti o autonome) e 35 anni di contributi.Trasformando questi requisiti in una “quota”, ovvero sommando età e contribuzione, si rileva come il requisito minimo per l’Opzione Donna sia a quota 93-94. E può anche salire visto che possono scegliere l’Opzione anche le lavoratrici fino a 63 anni che non hanno potuto usufruire delle precedenti opzioni.

Assegni a confronto

L’Opzione Donna prevede il calcolo interamente contributivo della pensione: in cambio della possibilità di ritirarsi prima, si accetta quindi un calcolo meno favorevole. Molto meno favorevole, si potrebbe aggiungere, perché il taglio sull’assegno arriva anche al 30%.

La quota 100 consente di mantenere il calcolo della pensione retributivo o misto a seconda dei requisiti, senza alcuna penalizzazione.

Secondo gli esperti di Itinerari Previdenziali:

la differenza tra la pensione di Quota 100 di un retributivo e Quota 96 di opzione donna (cioè solo 4 punti in meno) non giustifica affatto questa enorme differenza di importo che supera il 35% a favore della Quota 100.

Probabilmente, si legge nel report curato da Alberto Brambilla, Gianni Geroldi e Laura Neroni:

a molte lavoratrici sarebbe convenuto aspettare 3/4 anni per arrivare a Quota 100 con la pensione piena per sempre.

A queste considerazioni, se ne potrebbe aggiungere un’altra, sempre in materia di gender gap pensionistico. In teoria, l’obiettivo del Governo è quello di introdurre, al termine del triennio di sperimentazione della quota 100, una nuova pensione anticipata con 41 anni di contributi.

Ebbene, esattamente come succede per i precoci (che si ritirano già con 41 anni di contributi), questa novità sarebbe a sua volta più favorevole per gli uomini, che ora per andare in pensione anticipata devono maturare 42 anni e dieci mesi. Per le lavoratrici, invece, il requisito è di un anno più basso, quindi ci vogliono 41 anni e dieci mesi di contributi. Con la riforma gli uomini “guadagnerebbero” 1 anno e dieci mesi, le donne soltanto dieci mesi.