Eolico in crisi, crollo dei Certificati Verdi

di Noemi Ricci

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Calo del 25% per l'Eolico per il crollo dei Certificati Verdi: se il Governo non interverrà addio obiettivi Ue 2020 e 67.000 posti di lavoro previsti.

L’Eolico è il settore verde più in sofferenza nel 2010 (-25%) per colpa della normativa penalizzante e del drastico calo negli incentivi. Le aspettative riposte nella Green Economy sul fronte produzione e occupazione potrebbero essere dunque disattesi. Oltre a mettere in crisi imprese e operatori di settore, la politica italiana taglia incentivi sta compromettendo gli obiettivi Ue per il 2020 ma soprattutto manda in fumo la creazione dei 67.000 posti di lavoro previsti.

Secondo l’Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento) la colpa è del crollo del 40% dei certificati verdi, il cui valore ridotto ha determinato apprensione e sfiducia nel sistema finanziario e tra gli investitori, che hanno preferito non esporsi con risorse ingenti senza avere alle spalle un valido sistema incentivante capace di garantire un adeguato ritorno degli investimenti.

La logica conseguenza è stata la riduzione della potenza prodotta, che a dicembre 2010 raggiungeva i 5.797 MW. Una quota che consentirebbe ancora all’Italia di rispettare gli obblighi comunitari, ma solo se verrà attuato da parte del Governo un tempestivo adeguamento della normativa. Solo così il comparto eolico italiano potrà guidare la ripresa industriale del nostro Paese.

L’associazione ha sottolineato come «le recenti modifiche dei procedimenti autorizzativi che garantiscono la trasparenza del percorso amministrativo, il Protocollo di legalità sottoscritto dall’Anev, il Piano di Azione Nazionale inviato a Bruxelles lo scorso agosto e le Linee Guida pubblicate sempre da questo esecutivo dopo sette anni di attesa hanno finalmente creato un quadro certo entro cui gli investitori seri possono operare senza intasare di domande gli enti preposti e bloccando le possibili speculazioni».

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