Certificati Verdi: tagli del 30%

di Redazione PMI.it

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Dietrofront sull'abolizione dell'obbligo di acquisto, da parte del GSE, dei certificati verdi in eccesso sul mercato: ma dal 2011 la spesa dovrà scendere al 30% di quella 2010

Vittoria a metà per gli operatori del settore Rinnovabili, da settimane sul piede di guerra: l’art.45 della Manovra economica aboliva l’obbligo per il gestore Unico dei Servizi Elettrici (GSE) di deflazionare il mercato green riacquistando i Certificati Verdi in esubero: una “mazzata” per i produttori e gli investitori green. Ora, un nuovo emendamento ripristina l’obbligo ma con tagli pesanti.

La Commissione Bilancio del Senato ha dunque riscritto la norma, dando ascolto alle associazioni di categoria e alle imprese attive nel mercato delle Rinnovabili.

Ma la soddisfazione è scarsa, visto che la nuova versione dell’art. 45, a firma del relatore Antonio Azzolini, prevede che «l’importo complessivo derivante dal ritiro dei certificati verdi, a partire dal 2011, sarà inferiore del 30% rispetto a quello relativo alle competenze dell’anno 2010».

Inoltre, almeno l’80% della riduzione dovrà essere frutto di un “contenimento della quantità di certificati verdi in eccesso“: vale a dire che il GSE dovrà acquistare sempre meno certificati e farlo a un prezzo più basso di quelli di mercato. In questo modo si dovrebbero evitare le speculazioni senza scoraggiare la domanda.

E i fondi destinati al MIUR promessi dal vecchio testo? Le risorse per la Ricerca, che non saranno più ricavate a scapito del settore Rinnovabili, dovrebbero invece ricavati dalla risoluzione volontaria e anticipata delle attuali 30 convenzioni Cip 6 alle energie “rinnovabili e assimilate”.

Agli operatori energetici che aderiranno alla risoluzione volontaria, andrà un importo massimo di 500 milioni, «da recuperare in diverse annualità fino al 2013».

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