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Green Economy: da Enea il modello Simbiosi Industriale

di Francesca Vinciarelli

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La simbiosi industriale è il nuovo progetto Enea per lo sviluppo ecosostenibile, la prima piattaforma è stata realizzata in Sicilia: uno scambio di risorse fra industrie per ridurre costi, consumo di risorse ed emissioni.

Si chiama “simbiosi industriale” l’idea lanciata da Enea per promuovere lo sviluppo produttivo delle imprese della green economy, aiutandole ad uscire dalla crisi economica. Un risultato che comporterebbe un duplice vantaggio, per le imprese e per l’ambiente.

Simbiosi industriale italiana

Si tratta in sostanza di sollecitare lo scambio di risorse fra due o più industrie, inclusi gli scarti ed i sottoprodotti. In questo modo, secondo gli esperti Enea si potrebbe ridurre sia il consumo di risorse che le emissioni inquinanti ed i rifiuti.

Di concerto si otterrebbe una riduzione dei costi legati all’approvvigionamento delle materie prime, all’energia e allo smaltimento dei rifiuti prodotti.

Per Roberto Morabito, responsabile dell’Unità Tecnica Tecnologie Ambientali dell’Enea, «la simbiosi industriale può essere considerata tra gli strumenti più innovativi che oggi si possono mettere in campo sui percorsi della green economy e dello sviluppo economico sostenibile».

La prima piattaforma italiana

E il programma è già stato sperimentato nel concreto nella regione Sicilia. Qui il progetto è stato ribattezzato “Ecoinnovazione Sicilia” che ha portato alla realizzazione della prima piattaforma di simbiosi industriale italiana.

I risultati del progetto sono stati riassunti insieme ad altri interessanti studi dell’Enea nel libro-dossier “Sostenibilità dei sistemi produttivi” presentato nella sede dell’Enea dal Commissario dell’Agenzia, Giovanni Lelli, alla presenza del Sottosegretario all’Ambiente Tullio Fanelli, di Ermete Realacci della Commissione Ambiente della Camera, e del vice presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro.

Green economy

Un’occasione durante la quale Lelli ha sottolineato che «parlare della green economy significa parlare di un processo in atto già da qualche anno in molte economie mondiali, in primo luogo in quelle dell’Unione Europea, oggetto di grande attenzione mediatica in quanto il cambiamento verde dei modi di progettare e produrre è sempre più spesso visto come principale via d’uscita dalla crisi economica mondiale che stiamo vivendo».

Ma, ravvisa Lelli, il «tema della green economy, che sarà al centro della Conferenza Onu Rio+20, non deve essere associato solo ad alcuni settori dell’economia ma deve essere inteso come un nuovo sistema socio-economico che si realizza con strumenti e tecnologie innovative».

In questo percorso di cambiamento culturale, la  simbiosi industriale può contribuire alla transizione dall’economia tradizionale alla green economy e «l’Enea, con le sue attività di ricerca e trasferimento tecnologico e di supporto alla PA centrale e locale si propone tra gli attori principali per indirizzare il Paese verso percorsi virtuosi di governance e di produzione».

Mentre Ermete Realacci  ha commentato le azioni del governo Monti, dichiarandosi un suo «grande sostenitore», ma ha precisato «l’economia riparte solo se si individuano i settori su cui spingere. Non vedo questo nesso in alcune liberalizzazioni mentre questo libro-dossier stressa bene i settori dell’economia su cui puntare».

La componente scientifica e tecnologica legata ai temi dell’ambiente non deve essere sottovalutata, ma vista come «il punto di forza non solo per la tutela dell’ambiente ma soprattutto perché questa tutela avvenga attraverso uno sviluppo industriale ed economico», incalza Fanelli.

Il Sottosegretario ha poi concluso affermando che «l’Europa non può ripartire sulla base dell’economia convenzionale, deve puntare su parametri sostenibili innovativi che le economie emergenti già hanno».

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