Banche: pochi mutui e pratiche scorrette

di Francesca Vinciarelli

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La banche concedono sempre meno mutui, mentre aumentano i tassi e le pratiche scorrette, soprattutto legate alle polizze.

Con il protrarsi della crisi economica le banche stanno diventando ancora più restie a concedere prestiti e mutui, acutizzando il problema dell’accesso al credito sentito da molti professionisti ed imprenditori. Per cercare di arginare almeno in parte il problema il Governo ha varato delle misure volte ad aiutare che è più in difficoltà, ad esempio dando vita ad un Fondo per la concessione di finanziamenti a tassi agevolati ai giovani precari under 35, giovani coppie e nuclei familiari monogenitoriali.

Mutui

Tuttavia, secondo una recente indagine di Altroconsumo, le banche aderenti sono veramente poche, tante sono invece quelle che effettuano pratiche commerciali scorrette. Addirittura l’indagine di Altroconsumo ha rivelato come un’agenzia bancaria su quattro (26%) non conceda un mutuo neanche a chi può dimostrare un reddito di 4 mila euro al mese e ha un posto fisso se chiede un prestito che copra l’80% del valore dell’immobile (al massimo concedono fino al 60%-70%) o non può offrire un’ulteriore garanzia o chiede un finanziamento per una durata superiore ai 10 anni.  =>Mutui agevolati: Fondo di garanzia negato ai precari

Spread

Ad aggravare il tutto lo spread, che raramente scende sotto il 2,5% e in alcuni casi arriva anche al 6%, assestandosi in media al 3,58%.

Pratiche scorrette

Tra le principali pratiche scorrette messe in atto ci sono quelle di:

  • imporre l’apertura di un conto corrente presso la banca (80% dei casi);
  • obbligare a sottoscrivere una polizza vita presso l’agenzia, senza presentare almeno altre due proposte di due compagnie assicurative che non hanno accordi commerciali con la banca erogatrice del mutuo (24%), nonostante questo sia quanto prevede la legge;
  • obbligare a sottoscrivere una polizza incendio; il 60% non consegna il modulo Esis.

Quanto evidenziato dall’indagine dell’Associazione è stato segnalato all’Antitrust, Bankitalia e Ivass (Istituto di vigilanza delle assicurazioni).

 

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