Nuovi PIR per il rilancio delle PMI

di Barbara Weisz

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Piani di risparmio individuali che investono al 70% in strumenti finanziari emessi dalle PMI, ma anche in prestiti e crediti: nel dl Rilancio i nuovi PIR alternativi.

Gli incentivi fiscali sono gli stessi (non si pagano tasse sui rendimenti mantenendo l’investimento per almeno cinque anni), salgono i tetti massimi di investimento, mentre sono più rigidi i criteri sulla composizione del piano a favore delle PMI: sono le principali regole sui nuovi PIR alternativi, Piani Individuali di Risparmio, introdotti dal decreto Rilancio come strumento finanziario volto a convogliare il risparmio verso l’economia reale. Sono compatibili con i PIR tradizionali, quindi uno stesso investitore può essere titolare sia di un piano a lungo termine costituito ai sensi della precedente disciplina ( commi da 100 a 114, articolo 101 legge 232/2016), sia di un nuovo PIR secondo il disposto dell’articolo 136 del dl 34/2020 (decreto Rilancio).

I nuovi PIR hanno una percentuale più alta di investimento nelle PMI (small cap, AIM Italia, segmento Star): investono almeno il 70% del valore complessivo del piano, direttamente o indirettamente, in strumenti emessi da imprese italiane o europee (Ue e spazio economico europeo) con stabile organizzazione in Italia, diverse da quelle inserite negli indici FTSE MIB e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

I PIR tradizionali, invece, investono almeno il 70% in strumenti emessi da imprese, di cui il 25% non quotate su FTSE MIB o indici analoghi di altri mercati regolamentati, e per un altro 5% in imprese che non appartengano né al FTSE MIB né all’indice dedicato alle midcap di Borsa Italiana.

Attenzione: il PIR può investire, oltre che negli strumenti finanziari emessi dall’impresa, anche su prestiti erogati alle imprese o in loro crediti. Il limite alla concentrazione degli investimenti in strumenti finanziari emessi dalla stessa impresa o da altra impresa appartenente al medesimo gruppo è pari al 20% (rispetto al 10% dei PIR ordinari).

In questi nuovi PIR si possono investire fino a 150mila euro all’anno, un milione e mezzo di euro complessivi. L’intermediario o l’impresa di assicurazioni presso il quale sono costituiti i piani, all’atto dell’incarico acquisisce dal titolare un’autocertificazione con la quale lo stesso dichiara di non essere titolare di altro piano di risparmio a lungo termine costituito ai sensi della manovra 2017, o di un altro piano costituito ai sensi del dl Rilancio. Un PIR non può avere più di un titolare.

  Resta l’esenzione fiscale sui rendimenti, con il vincolo che l’investimento nell’economia reale venga mantenuto per almeno cinque anni.

«Strumenti che avvicinano ulteriormente il risparmio privato degli italiani all’economia reale», sottolinea il direttore generale dell’associazione Assogestioni, Fabio Galli, che aggiunge: «i PIR alternativi sono stati costruiti con l’obiettivo di far affluire risorse alle piccole e medie imprese non quotate, il cui accesso al capitale è ancora più complesso in una fase di forte pressione creata dall’emergenza sanitaria». Con i PIR alternativi, «l’industria del risparmio gestito può dare un ulteriore contributo mettendo in campo uno strumento di sostegno diretto alle PMI, che valorizza il risparmio dei cittadini».

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