Dimissioni online, è allarme abbandono

La procedura delle dimissioni online presenta delle lacune che creano costi aggiuntivi per le imprese ma anche per i bilanci dello Stato: la denuncia dei consulenti del lavoro.

Devono essere riviste le nuove norme sulle dimissioni online del lavoratore, introdotte dal Dlgs n. 151/2015 attuativo del Jobs Act ed in vigore dal 12 marzo 2016, con lo scopo di evitare il ricorso delle cosiddette dimissioni in bianco da parte dei datori di lavoro. Tale procedura risulterebbe infatti troppo costosa sia per le aziende che per i bilanci dello Stato.

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A lanciare l’allarme è stato il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, in una lettera inviata al ministro del lavoro Giuliano Poletti, con la quale non si contesta il nobile obiettivo della misura di ridurre le dimissioni in bianco, ritenute una forma di violenza inaccettabile, ma il procedimento e le sue mancanze. Tra le lacune dell’attuale procedura il fatto che il provvedimento non preveda delle azioni specifiche per chi abbandona il posto di lavoro senza formalizzare le dimissioni. Fenomeno non trascurabile visto che coinvolge 70 mila casi l’anno (5% delle dimissioni totali).

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Costo per le aziende

In sostanza, con la pratica delle dimissioni online si chiede al lavoratore dimissionario di espletare un procedimento via web, se il dipendente però non lo completa l’unica strada che può percorrere il datore di lavoro è licenziarlo. In questo caso però il lavoratore avrà accesso agli ammortizzatori sociali. Secondo la norma attuale, infatti, di fronte a situazioni di questo tipo, il datore di lavoro deve procedere con il licenziamento per giusta causa del lavoratore per abbandono del posto di lavoro, operazione che però presenta dei costi che, per anzianità fino a 3 anni, può arrivare fino a 1.500 euro circa.

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Moltiplicando questo costo per il numero medio di casi che si presentano ogni anno si ottiene un potenziale costo per le aziende di 105 milioni di euro l’anno.

Costi per lo Stato

Anche per le casse dello Stato l’operazione non è indolore. Tramutare una dimissione in un licenziamento per giusta causa comporta l’accesso del lavoratore alla indennità di disoccupazione (NASpI). Facendo due conti, la nuova pratica delle dimissioni online potrebbe causare alle casse dello Stato ben 1,47 miliardi di euro su due anni.

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