Stabilità 2018: nuovo pacchetto Pensioni

Niente scatti aspettative di vita per 15 lavori gravosi, fondo per rendere strutturale l'APe social, due commissioni di studio sulla previdenza: il pacchetto Pensioni in Stabilità 2018 dopo il tavolo Governo sindacati, la Cgil conferma lo sciopero.

Stop all’innalzamento delle aspettative di vita per 15 categorie di lavori gravosi, sia per le pensioni di vecchiaia sia per quelle anticipate, ampliamento APe social, con l’impegno a rendere la misura strutturale, nuovo calcolo per gli scatti sulle aspettative di vita, ma dal 2021: sono i punti principali dell’accordo Governo sindacati sulle pensioni, che confluirà in un emendamento alla manovra di Bilancio 2018. La conclusione del negoziato, con l’ultimo incontro di martedì 21 novembre, non soddisfa la Cgil, che conferma la mobilitazione nazionale per il prossimo 2 dicembre, mentre sono più positivi i commenti di Cisl e Uil.

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Per quanto riguarda i lavori gravosi, alle 11 categorie già comprese nel perimetro dell’APe sociale si aggiungono operai e braccianti agricoli, marittimi, pescatori, siderurgici. Per questi lavoratori non scatteranno i cinque mesi di adeguamento aspettativa di vita 2019, quindi il requisito resterà pari a 66 anni e sette mesi per la pensione di vecchiaia e a 42 anni e dieci mesi (per gli uomini) e 41 anni e dieci mesi (per le donne) per quella anticipata. Oltre all’appartenenza alle 15 categorie esenti dagli adeguamenti ci vogliono altri due requisiti: svolgimento dei lavori gravosi per almeno sette anni negli ultimi dieci anni, e 30 anni di contributi. Attenzione: la misura si riferisce esclusivamente alle mansioni gravose, che non corrispondono ai lavori usuranti, per i quali non è previsto lo stop agli adeguamenti.

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Tutti gli altri lavoratori dal 2019 aggiungeranno cinque mesi alla maturazione della pensione. Quindi il requisito salirà a 67 anni per il trattamento di vecchiaia, mentre per le pensioni anticipate arriverà a 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne. Il Governo provvederà entro la fine dell’anno a pubblicare il decreto sull’adeguamento alle aspettative di vita: risposta negativa, quindi, alla proposta sindacale di rinviare di sei mesi l’adozione del provvedimento.

Gli altri punti su cui il tavolo Governo sindacati ha trovato l’accordo sono, sostanzialmente, degli atti di indirizzo per il futuro: saranno con ogni probabilità inseriti nella Legge di Bilancio 2018, ma non hanno immediati effetti pratici. Con l’eccezione, forse, delle misure relative all’APe social. E’ prevista la creazione di un fondo per servirà ad ampliare le categorie di aventi diritto e a prorogare la misura, fino a renderla strutturale. L’Ape social verrebbe esteso a tutte e 15 le categorie di lavoratori gravosi esenti dagli scatti dell’età pensionabile, con il mantenimento però del requisito dei 36 anni di contributi. Ricordiamo che la legge di Bilancio prevede già, nella formulazione originaria, l’estensione della platea dell’APe sociale ai disoccupati che hanno perso il lavoro per scadenza del contratto a termine e per le donne con figli (sei mesi in meno di contributi per ogni figlio, fino a uno sconto massimo di due anni). L’accordo con i sindacati prevede un ulteriore potenziamento delle agevolazioni per le donne con figli.

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Fra le altre novità, l’istituzione di una commissione di esperti sui lavori gravosi e usuranti, e di una commissione di studio sulla spesa previdenziale con comparazione internazionale. In entrambi i casi, i lavori dovranno concludersi entro il 30 settembre 2018. Sui giovani, c’è l’impegno a trovare soluzioni per l’adeguatezza delle pensioni, con particolare riferimento a quelle medio-basse. Ci sono poi impegni per lo sviluppo della previdenza complementare, anche con misure di potenziamento per i dipendenti pubblici, e una revisione strutturale del calcolo delle aspettative di vita. Si pensa a un nuovo meccanismo che fissi un limite massimo di tre mesi agli scatti, biennali, con i mesi eventualmente in eccesso da portare nei periodi successivi.

Come detto, la Cgil resta critica e annuncia definitivamente lo sciopero generale per il 2 dicembre. Susanna Camusso, segretaria generale, definisce la trattative con il Governo «un’occasione persa, soprattutto per quanto riguarda i giovani e le donne», sottolinea che «ci si muove per deroghe e piccoli interventi, non si interviene per modificare e rendere più equo il sistema previdenziale nel suo complesso», conferma «il giudizio di grande insufficienza sulla proposta del Governo sulla previdenza» per cui «il 2 dicembre sarà una giornata di mobilitazione nazionale». La Cisl giudica invece positivamente il risultato del tavolo e chiede al Governo di «attuare immediatamente, nell’ambito della Legge di Bilancio, gli interventi legislativi concordati», e di «attivare, da subito, le previste Commissioni tecniche di studio ed elaborazione». Per la Uil, il segretario generale Carmelo Barbagallo ritiene che al tavolo sia stato raggiunto il miglior risultato possibile in relazione alle (scarse) risorse disponibili, elenca i principali motivi di soddisfazione (il passaggio sui giovani e sulle donne, l’inserimento tra le categorie a cui si estenderà l’Ape sociale dei siderurgici di prima e seconda fusione, la partecipazione delle parti sociali alle due Commissioni sull’individuazione di altri lavori gravosi e sulla separazione tra previdenza e assistenza).

Pacchetto Pensioni in 12 punti

1) Al fine di garantire un andamento più lineare dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento, con effetto dallo scatto biennale del 2021, la revisione strutturale del meccanismo di calcolo dell’adeguamento stesso, attraverso le seguenti modifiche:
- l’assunzione per il calcolo dell’adeguamento della media della speranza di vita nel biennio di riferimento rispetto a quella del biennio precedente;
- l’assorbimento di un’eventuale riduzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, da portare in riduzione dell’adeguamento successivo;
- la fissazione di un limite massimo di tre mesi per ciascun adeguamento futuro, da riassorbire nell’ambito dell’adeguamento successivo qualora sia registrato un incremento superiore;

2) l’immediata esenzione di 15 categorie di occupazioni particolarmente gravose dall’innalzamento previsto per il 2019 del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per la pensione anticipata: 11 categorie già individuate ai fini dell’Ape sociale e 4 categorie aggiuntive con particolari indici di infortunistica e di stress da lavoro correlato (operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra i lavori usuranti di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011). L’esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni;

3) ai fini della rilevazione su base scientifica della gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica dei lavoratori, l’istituzione di una apposita Commissione tecnica di studio presieduta dal presidente dell’ISTAT e composta da rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero della salute, di ISTAT, INPS e INAIL, con la partecipazione di esperti indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale dei datori di lavoro e dei lavoratori e la consultazione di esperti e accademici di istituzioni nazionali, comunitarie e internazionali. La Commissione conclude i lavori entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi il Governo presenta al Parlamento una relazione sugli esiti dei suoi lavori; – sul tema della previdenza complementare, l’introduzione di incentivi idonei a incrementare significativamente la percentuale di adesione dei lavoratori del settore pubblico, in particolare attraverso:

4) la parificazione della tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare per i dipendenti pubblici al livello di quella dei privati;

5) la previsione, con norma di legge, di forme di adesione basate anche su sistemi di silenzioassenso, come definite dalle parti istitutive dei Fondi, destinate ai pubblici dipendenti che saranno 3 assunti in futuro. Tali forme devono garantire l’ampia e trasparente informazione dei soggetti alle quali sono dirette;

6) con riguardo all’esigenza di approfondire la comparazione della spesa previdenziale a livello internazionale, l’istituzione di un’apposita Commissione tecnica di studio presieduta dal presidente dell’ISTAT e composta da rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero della salute, di ISTAT, INPS e INAIL, con la partecipazione di esperti indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale dei datori di lavoro e dei lavoratori e la consultazione di esperti e accademici di istituzioni nazionali, comunitarie e internazionali. La Commissione conclude i lavori entro il 30 settembre 2018 ed entro i dieci giorni successivi il Governo presenta al Parlamento una relazione sugli esiti dei suoi lavori.

7) Al fine di consentire un più largo accesso agli ammortizzatori sociali finanziati dal FIS (Fondo di integrazione salariale), il Governo si impegna a incrementare il limite normativo di erogabilità delle prestazioni da 4 a 10 volte l’ammontare dei contributi dovuti da ciascuna azienda richiedente la prestazione. Il Governo si impegna altresì a garantire: – all’esito della rideterminazione per il 2018 e gli anni successivi delle previsioni di spesa per l’APE sociale e per i lavoratori precoci nell’ambito dei limiti di spesa programmati, l’utilizzo delle risorse già stanziate per le medesime annualità a copertura delle modifiche normative orientate alla piena esigibilità delle prestazioni, nonché:

8) all’ampliamento della platea alle nuove categorie di attività gravose;

9) all’allargamento, fino a un massimo di un anno per ogni figlio entro il limite massimo di due anni, dei requisiti di accesso alle prestazioni per le lavoratrici con figli, al fine di avviare il processo di superamento delle disparità di genere e dare primo riconoscimento al valore sociale del lavoro di cura e di maternità svolto dalle donne;

10) con l’obiettivo di consentire la proroga e in prospettiva la messa a regime dell’istituto dell’Ape sociale al termine del periodo di sperimentazione, l’accantonamento in un apposito fondo dei risparmi di spesa, come eventualmente accertati per gli anni 2019 e seguenti attraverso la rideterminazione delle previsioni di spesa nell’ambito dei limiti di spesa programmati. Infine, confermando il percorso tracciato nel documento del 28 settembre 2016, il Governo ribadisce la volontà di continuare il dialogo con le OO.SS., anche nell’ambito di apposite sedi di confronto, al fine di affrontare le altre problematiche individuate nel medesimo documento, nel rispetto dei vincoli di bilancio e della sostenibilità di medio-lungo termine della spesa pensionistica e del debito. In particolare, il Governo riconosce la necessità di dare priorità alla discussione sui temi:

11) della sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani, al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo, con riferimento alla flessibilità sia per la pensione anticipata che per quella di vecchiaia;

12) dello sviluppo della previdenza complementare nel settore privato nell’ambito di un confronto aperto anche alle rappresentanze delle organizzazioni dei datori di lavoro.

Per approfondimenti: il documento del Governo (nota finale di sintesi) a margine del vertice.

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