Tutti la usano ma, per il momento, lo fanno in modo poco efficiente. Come spesso accade quando le tecnologie sono relativamente nuove, l’Intelligenza Artificiale Generativa viene ancora interpretata in modo relativamente superficiale. Nove professionisti su 10 la utilizzano almeno una volta alla settimana, sei su dieci diverse volte al giorno. Eppure, il 95% dei progetti pilota in ambito GenAI non porta valore concreto.
La tecnologia destinata a rivoluzionare imprese, lavoro e società non sembra dunque ancora pienamente valorizzata. I professionisti se ne servono per cercare informazioni, generare opzioni alternative, riassumere testi e scrivere mail. Ma ancora solo in pochi la usano per riflettere su temi strategici, simulare diversi punti di vista o farne un coach. Insomma, ancora uno strumento individuale di produttività e non una leva di trasformazione per il business.
La GenAI e il Platform Thinking
Secondo una ricerca dell’Osservatorio Platform Thinking HUB del Politecnico di Milano, è l’approccio Platform Thinking quello che potrebbe produrre innovazione. Un “modello mentale” che aiuta manager e lavoratori a collaborare con l’AI, trasformando l’interazione da semplice assistenza a innovazione condivisa.
«La GenAI non fallisce perché inefficace ma perché la stiamo usando nel modo sbagliato – afferma Daniel Trabucchi, direttore dell’Osservatorio Platform Thinking Hub -. Stiamo affrontando una rivoluzione sistemica in grado di ridefinire i legami tra attività e processi ma spesso riduciamo la GenAI a un correttore di bozze per le email. Trattata come semplice strumento individuale di produttività, questa tecnologia rischia di restare confinata a compiti marginali. Approcciata come leva strategica e di piattaforma, invece, può diventare il motore di una trasformazione radicale e rappresentare una vera e propria infrastruttura di collaborazione».
La combinazione di Platform Thinking e GenAI può sbloccare l’innovazione a più livelli: non solo nei prodotti e nei modelli di business, ma in qualsiasi processo di creazione di valore all’interno dell’organizzazione.
«Con il Platform Thinking le organizzazioni consolidate possono imparare dai modelli delle piattaforme digitali a fare innovazione e con la GenAI – aggiunge Tommaso Buganza, direttore dell’Osservatorio Platform Thinking HUB -. Le nostre sperimentazioni rivelano che può essere usata con successo anche su problemi strategici complessi, soprattutto in team, dove l’efficacia aumenta, in particolare quando il tema è noto e il progetto reale. L’adozione può essere accelerata se i dipendenti sperimentano con knowledge base proprietarie e agenti custom, favorendo la creatività condivisa in ottica di open innovation interna all’organizzazione».
L’approccio Co-Pilot e Co-Thinking
Elisa Farri e Gabriele Rosani, autori della HBR Guide to Generative AI for managers, individuano due approcci diversi all’AI. Il primo, detto “Co-pilot”, è quello di assistente personale, che aiuta a svolgere compiti quotidiani per aumentare l’efficienza, risparmiare tempo e ridurre lo sforzo operativo. Il secondo, detto “Co-Thinking”, è più avanzato: l’AI non solo esegue, ma collabora al pensiero, aiuta a esplorare alternative e progettare soluzioni. Richiede fiducia e apertura mentale, perché l’AI entra nel processo decisionale e creativo. È pensato per stimolare l’innovazione, non solo per semplificare il lavoro.
Oggi in Italia, l’approccio “Co-pilot” è di gran lunga prevalente ma è il secondo a mostrarsi più promettente sull’efficacia.
I dati dell’Osservatorio mostrano che solo una piccolissima percentuale di professionisti usa l’IA in team. Il 52% la utilizza esclusivamente da solo, il 43% occasionalmente con un partner o un gruppo. Eppure la consapevolezza esiste: il 69% degli intervistati afferma che l’IA funziona meglio se utilizzata in team.
Anche la governance è debole. La maggioranza delle organizzazioni non offre ancora un vero supporto alla diffusione di GenAI.Il 43% delle imprese non ha alcun piano strutturato o linee guida, il 35% ha diffuso solo policy d’uso, il 31% ha definito progetti pilota. Solo il 18% permette ai dipendenti di sperimentare direttamente, ad esempio creando agenti o chatbot.
Le AI più diffuse
Per quanto riguarda le AI più diffuse, fra i lavoratori autonomi vince ChatGPT, in azienda invece è in vantaggio Microsoft Copilot. I dati: il 65% dei professionisti usa ChatGPT, seguito da Microsoft Copilot (39%), Google Gemini (26%), Perplexity (19%), Claude (13%) e Grok (3%).
Nelle organizzazioni, Microsoft Copilot è il più adottato (quasi sei aziende su dieci). C’è però un quarto di dipendenti che si affida a licenze personali, non approvate dall’azienda, con i relativi rischi in termini di protezione dei dati sensibili.