Anche nelle aziende lo storage diventa “solido”

di Giuseppe Goglio

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Sono pensate per prestazioni elevate i primi apparati EMC che a fianco dei dischi utilizzano le memorie flash

Da diverso tempo ormai, nel mondo dell’ICT l’elettronica ha preso il sopravvento nel governo di quasi tutti i componenti di un sistema. L’unica eccezione resta il movimento meccanico legato ai sistemi di storage che, per quanto evoluto e perfezionato nel corso degli anni, è sostanzialmente fedele al principio dei primi hard disk.

Anche questa situazione però, sembra ormai avere i giorni contati. La rapida diffusioni delle ‘chiavi’ USB che hanno mandato in pensione i floppy disk senza tanti rimpianti, ha infatti posto le premesse per un’importante rivoluzione: l’avvento delle memorie flash in sostituzione delle unità a disco. Già negli ultimi mesi, diversi produttori hanno introdotto sul mercato i primi modelli di notebook dove questo nuovo tipo di memoria affianca o sostituisce del tutto, i dischi fissi. A condizione di accettare, per il momento, capacità leggermente inferiori alla media e prezzi invece superiori, si ottengono velocità di accesso decisamente elevate e nuove potenzialità applicative. Fattore non secondario inoltre, aumenta in misura sensibile anche l’autonomia.

Diversamente da quanto avviene di solito, questa volta la tecnologia ha preso piede prima in ambito consumer e solo in un secondo tempo ha trovato spazio nelle soluzioni business. Mentre infatti a livello utente finale le applicazioni sono le più disparate, per le esigenze aziendali si stanno muovendo ora i primi passi. Ciò non toglie però, che il mercato non sia già maturo. Al contrario, quanto la partita sia importante, lo dimostra la decisione di scendere in campo presa da uno dei nomi più in vista del mondo storage.

L’inizio di una svolta

I primi modelli EMC che fanno uso della memoria flash appartengono alla linea Symmetrix. Per il momento è importante sottolineare che si tratta di un’offerta rivolta essenzialmente alla fascia alta del mercato e con esigenze particolari, ma sembrano esserci tutte le carte in regola perché nel giro di non molto tempo la tecnologia scali rapidamente verso il basso, sia per caratteristiche sia per prezzi.

“Symmetrix serie DMX è una piattaforma di storage che nel corso degli anni si è evoluta per capacità e tecnologia, ma anche in termini di dotazione software per quanto riguarda esigenze che abbiamo sempre voluto portare all’attenzione dei clienti – afferma Maurizio Paci, marketing program manager di EMC -. O meglio, che abbiamo voluto presentare come risolvibile all’interno della piattaforma di storage; dal nostro punto di vista, non si tratta solo di memorizzare i dati ma gestirli nel loro complesso”.

Entrando nel merito della soluzione, per prima cosa è importante sottolineare che la volontà di proporre soluzioni di storage che fanno utilizzo delle memorie flash non è dettata da semplici esigenze di evoluzione: “Abbiamo identificato alcune situazioni dove i clienti stanno utilizzando solo una parte dei dischi fissi, allo scopo di ottenere il meglio in termini di prestazioni – precisa Paci -. Tipicamente, questo succede nelle applicazioni che gestiscono le transazioni bancarie, il controllo delle frodi sulle carte di credito piuttosto che le applicazioni online di gestione dell’order processing”.

Il presupposto di base è stato quindi di rendere più veloci le operazioni di lettura /scrittura senza per questo dover usare solo una parte delle unità e ottimizzare lo sfruttamento dell’hardware: “Abbiamo deciso di utilizzare le memorie flash dopo un paio di anni di utilizzo nei nostri laboratori . Noi non produciamo la tecnologia di base (i dischi e le memoria flash); siamo però impegnati a integrarle in una soluzione più complessa che può essere messa in produzione”.

Nonostante all’apparenza il risultato finale possa sembrare concettualmente semplice, a monte del rinnovamento della gamma Symmetrix c’è in realtà un lungo lavoro: “Partendo dal principio delle flash drive, ci siamo seduti insieme al produttore dei supporti per riscrivere insieme a loro le specifiche per prestazioni di classe enterprise, con una disponibilità del dato di alto livello unitamente a fattori di efficienza energetica. Quindi, abbiamo condiviso le specifiche con il produttore del drive e sottoposto il tutto a un test l’interoperabilità per controllare che l’affidabilità fosse tale da poter andare in produzione”.

Per il loro esordio nel mondo storage a livello professionale, alle memorie flash è stato riservato un ruolo da comprimarie: “Ci aspettiamo che all’intero di una macchina che può supportare fino a 2.400 unità (con capacità compresa tra 73 e 146 GB), di drive del genere ce ne siamo da 4 a 32, che in rapporto alla capacità totale della macchina, significa circa un 10-20%”.

Questo però non deve indurre a pensare che l’incidenza sull’intero sistema sia limitata, anzi: “All’interno della macchina non viene creato tanto un punto prestazionale unico ma il presupposto per avere nella stessa infrastruttura fino a tre livelli di servizio. Il livello zero con tempi di latenza praticamente nulli (i flash drive), un livello uno con tempi di risposta nell’ordine dei ms (i dischi FC), senza dimenticare che all’interno della stessa macchina abbiamo disponibili dischi ad alta capacità, unità SATA2 che arrivano fino a 1 TB i quali sono riconosciuti per prestazioni più basse, ma con densità di storage molto più alte”.

Più che di singole unità di storage si arriva quindi a parlare di sistemi capaci di integrare al meglio diverse tecnologie, in modo che le prestazioni complessive siano superiori a quelle rese disponibili dai componenti presi singolarmente. In poche parole, una gestione più efficace dell’information lifecycle management. All’interno di uno stesso sistema, le informazioni si spostano quando serve e in modo dinamico da dischi ad altissime prestazioni a dischi con prestazioni efficienti fino a dischi che privilegiano invece la capacità. Il tutto, gestito in modo automatico dall’intelligenza presente all’interno della macchina, ma con la possibilità, all’occorrenza, di intervenire manualmente.

Importanti anche le ripercussioni in termini di consumi. Considerando il risparmio derivante da un minore utilizzo dei dischi fissi, la minore spesa per i consumi, secondo stime EMC può arrivare addirittura a tagliare del 98% i costi di I/O.

Diverso, come prevedibile, il discorso per quanto riguarda invece l’investimento richiesto: “Abbiamo calcolato che all’interno di un sistema con dischi misti (FC, Sata e Flash drive) i flash drive tipicamente potrebbero essere 4. Una configurazione di questo tipo viene a costare un 10% in più. È vero che il disco singolo rappresenta certamente costo (30 volte di più di un disco tradizionale), ma in una infrastruttura esistente e considerando le applicazioni, l’aumento rimane solo del 10%”.

Soluzione per pochi, ma non per molto

In definitiva, una soluzione che si rivolge prima di tutto a chi è in grado di apprezzare i vantaggi di memorie di massa con prestazioni paragonabili a quelle della memoria volatile. Il vero beneficio della tecnologia è infatti che riesce a trattare dati random con le stesse prestazioni di una cache.

Problematiche che forse possono sembrare lontane dalla quotidianità di una PMI, ma che in realtà, almeno secondo le previsioni EMC, possono rivelarsi molto più vicine di quanto si possa credere: “Oggi, anche le PMI recepiscono il problema, perché il la gestione delle informazioni è su tutti i fronti e la chiave di lettura è rendere semplici caratteristiche storage evolute e sofisticate – conclude Maurizio Paci -. Quello che si fa fatica a percepire, forse per impossibilità di farlo, è che nelle PMI in genere non c’è lo specialista dello storage. Allora, quello che abbiamo fatto noi è cercare di rendere più facili i nostri sistemi; oggi infatti è possibile prendere un sottosistema a disco con un buon sistema a bordo e installarlo presso il cliente in un quarto d’ora, senza che questo debba preoccuparsi di cosa significhi storage”.

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