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Lavoro e nuove tecnologie, pro e contro

di Barbara Weisz

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Nuove tecnologie nel manifatturiero, tra impatto occupazionale e nuove opportunità: indagine sul mondo del lavoro che cambia.

Smart working, riunioni virtuali, mansioni che scompaiono ma anche (un po’ a sorpresa) fiducia che le nuove tecnologie non siano destinate a ridurre l’occupazione nel settore manifatturiero: è il sentiment dei lavoratori del settore, rilevato da Epson su un campione di circa 7mila dipendenti di aziende in cinque paesi europei, in Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna.

Le evidenze principali: gli Italiani sono i più convinti (62%) che le tecnologie produrranno forti cambiamenti nel mondo del lavoro, il timore di perdere posti di lavoro riguardano i giovani under 29 (12%) e i dirigenti (19%).

Pro

Le tecnologie che maggiormente affascinano i lavoratori: intelligenza artificiale, realtà aumentata, dispositivi indossabili (wearable), tecnologie per la collaborazione e robotica. Alto il numero di Italiani (76%, superiore alla media) disponibili a imparare nuove professionalità. In generale, però, c’è poca fiducia nella capacità dei datori di lavoro di monitorare gli sviluppi tecnologici e aggiornarsi di conseguenza: solo il 15% dei lavoratori italiani considera la propria organizzazione “eccellente”  in questo senso, meno di un terzo (27%) la ritiene particolarmente abile, con livelli sostanzialmente allineati ai valori europei.

Contro

Il rischio di abbassamento dei livelli occupazionali è ampiamente condiviso: 75% delle risposte in Europa, 78% in Italia. I più preoccupati sono gli spagnoli (80%), seguiti dagli italiani, mentre i tedeschi (67%) lo sono meno. E qui si inserisce il dato sorprendente sul manifatturiero: malgrado industria 4.0, il 55% degli intervistati (57% in Italia) concorda sul fatto che i livelli di occupazione rimarranno invariati o aumenteranno, mentre il 75% prevede modelli di produzione più localizzati.

Sulla formazione le opinioni sono in maggioranza negative: il 61% dei lavoratori europei e il 68% degli intervistati in Italia ritiene che gli insegnanti non dispongano delle conoscenze necessarie per utilizzare le nuove tecnologie nei prossimi dieci anni, con conseguenti difficoltà nell’impartire lezioni agli studenti.

Anche le imprese non sono considerate all’avanguardia in questo senso: il 65% dei lavoratori (63% in Italia) ritiene che la propria azienda abbia la possibilità di formare i dipendenti nell’utilizzo di nuove tecnologie, ma crede anche che i datori di lavoro siano molto più propensi ad assumere nuovo personale competente anziché formare e riallocare i dipendenti potenzialmente in esubero. Di questi, solo il 47% valuta positivamente la capacità del proprio datore di lavoro nel ricollocare i dipendenti in esubero.