Banda larga: l’UE boccia l’Italia

di Alessandro Vinciarelli

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La Commissione europea presenta i dati del monitoraggio sulla diffusione della banda larga nei paesi UE. Male l'Italia, mancano le infrastrutture e i fondi necessari

Il broadband in Italia non decolla. Lo confermano i dati dell’ultimo Rapporto UE sulla diffusione della banda larga negli Stati membri
Viviane Reding, presentati dal commissario europeo alla Società dell’Informazione e dei Media.

Si posiziona male l’Italia dove, anche per i continui tagli, le performance della rete risultano tra le più basse in Europa e dove solo 1.2 milioni di utenti hanno un accesso con banda maggiore di 10Mbps, mentre 11.8 milioni si attestano tra 2 e 10Mbps.

La restante parte, circa il 30% degli italiani, rimane quindi distante dal poter fruire comodamente dei contenuti internet, non potendosi permettere neanche la visione di un video in streaming.

Anche le tecnologie sembrano non avere alcun impatto sul territorio italiano. Circa il 97% delle reti è basato sulla tecnologia DSL, mentre solo il 3% (rispetto al 21% del resto dell’UE) delle infrastrutture vengono realizzate con altre tecnologie concorrenti.

L’accesso a Internet con determinate performance incide fortemente sulle competitività di un intero paese, tanto che la Commissione europea individua il settore delle telecomunicazioni e delle nuove tecnologie come priorità strategica per l’avanzamento dell’economia dell’intera Unione.

I dati mostrano una situazione fortemente differenziata tra i paesi nordici e la fascia dei paesi dell’est e del sud europa, che contempla anche l’Italia.

Nove paesi rappresentano l’eccellenza dell’Unione disponendo di reti a banda larga sul proprio territorio superiori in percentuale rispetto a quelle degli Stati Uniti che registra il 25.8%. Nello specifico: Danimarca 37.3%, Paesi Bassi 36.2%, Svezia 31.3%, Finlandia 30.7%, Lussemburgo 28.8%, Regno Unito 28.4%, Francia 27.7%, Germania 27.5% e Belgio 27.5%.

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