RFID in azienda: linee guida Ue sulla Privacy

di Noemi Ricci

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L'Unione Europea ha diffuso nuove raccomandazioni in tema di adozione Rfid da parte di imprese private e pubbliche, in particolar modo in relazione alla protezione dei dati e alla privacy

Cresce il business dell’RFID in azienda, utile nei processi interni e come segmento di nicchia da sviluppare ed estendere all’intera Industria. E aumenta la necessità di regole certe sul suo utilizzo in relazione a tutela delle informazioni sensibili.

Ci ha pensato anche l’Unione Europea , che ha diffuso una serie di raccomandazioni che ne consentano l’utilizzo “sicuro”, stimando un incremento delle tecnologie di riconoscimento a radio-frequenza del 500% nei prossimi 10 anni.

L’RFID ha un grande potenziale economico visto che ad oggi sono attivi sul mercato oltre sei miliardi di chip intelligenti nei più svariati ambiti applicativi.

Questa la sintesi delle linee guida Ue su Privacy e RFID:

  • consumatori informati, in caso di acquisto di prodotti dotato di chip intelligente, con la possibilità di disattivarli immediatamente e gratuitamente;
  • imprese pubbliche e private che utilizzano chip RFID impegnati a fornire tutte le informazioni necessarie – tramite etichette e centri informativi – sul tipo di dati da raccogliere e sul loro utilizzo; il tutto, valutare attentamente le conseguenze sulla protezione dei dati e la privacy sotto la vigilanza delle autorità nazionali, affinchè i dati personali siano sempre sicuri e ben protetti;
  • associazioni e organizzazioni impegnati ad applicare un simbolo comune europeo di segnalazione del chip nei prodotti.

Secondo la Ue, tocca quindi all’Industria provvedere a tutelare gli utenti finali in tema di Privacy e protezione dei dati personali, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, del 14 dicembre 2007.

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