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Ripristino d’emergenza: come funziona nel mondo

di Redazione PMI.it

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I risultati dello studio Global Disaster Recovery Index illustrano come le imprese di tutto il mondo affrontano i ripristini d'emergenza

L’autore dell’articolo è David Blackman, General Manager per il Nord Europa di Acronis, in esclusiva per PMI.it.

La capacità di adattamento è un aspetto essenziale per tutti i paesi che prendono parte a un’economia internazionale altamente competitiva. Ciò si traduce nella capacità di rimanere operativi anche in seguito a un guasto IT o a un’emergenza di grave entità, sia essa provocata dall’uomo o naturale. Indipendentemente dal luogo in cui si trovano, i responsabili IT condividono una sfida: mantenere al sicuro e funzionali i dati e i sistemi aziendali strategici.

Sicurezza

Con l’adozione della virtualizzazione e con la tendenza crescente verso il cloud, le strategie di ripristino d’emergenza diventano sempre più complesse. La tendenza ha fatto sì che le aziende adottassero svariate soluzioni di backup in diversi momenti del tempo per gestire i diversi ambienti di cui dispongono. Evidentemente, un mondo ibrido è anche complicato.

Malgrado le complessità comuni a tutti, ad oggi non esiste uno standard globale per il backup e il ripristino. Un recente studio su 3000 responsabili IT, condotto da Acronis e dalla società di ricerca Ponemon Institute, ha stilato una classifica globale che ha identificato gli indicatori che consentono a un’azienda di avere fiducia nelle proprie capacità di backup e ripristino d’emergenza.

I risultati hanno rivelato che sebbene le posizioni rispetto a backup e ripristino varino ampiamente nei diversi paesi del mondo, nel complesso le aziende esprimono l’esigenza di una soluzione di backup e ripristino unica per ambienti fisici, virtuali e per il cloud.

Il mondo è entrato in un periodo di crescita dei dati senza precedenti che sollecita in modo anch’esso senza precedenti l’infrastruttura IT. Solo una prospettiva globale è in grado di offrire un elenco obiettivo, senza il quale – si sottolinea – le aziende sono portate ad adottare gli stessi processi, tecnologie e stili aziendali di quelle a loro più vicine, senza apprendere nulla. Per dirla in termini atletici, è la differenza che intercorre tra l’essere un campione nazionale sui 100 m o salire sul podio perché si è conquistata la medaglia d’oro per aver gareggiato sui 100 m ai giochi olimpici.

I più fiduciosi: Germania e Paesi Bassi

I risultati possono essere letti come una tipica classifica sportiva. Ai primi posti, grazie all’aver ottenuto – coerentemente – i migliori punteggi per la fiducia nei propri processi di backup e ripristino d’emergenza, si trova la Germania, seguita da vicino dai Paesi Bassi. Avendo le basi più solide in materia di backup e ripristino d’emergenza, risultano avere anche il miglior supporto e comprensione da parte del team dirigenziale (73%/69%), i migliori controlli e procedure (85%/77%) e le politiche meglio documentate (85%/78%). Di conseguenza, ottengono i migliori punteggi rispetto alla fiducia nelle proprie capacità di ripristinare rapidamente i sistemi in caso di inattività (77%/85%), entrambi superiori di oltre il 50% rispetto alla media.

Livello di fiducia successivo ai leader: Singapore, Hong Kong e Giappone

I leader della classifica sono seguiti a breve distanza dai paesi della regione asiatico-pacifica. Malgrado alcune importanti differenze rispetto ai leader della classifica, i paesi di quest’area mostrano la maggiore fiducia per quel che riguarda il credere che le proprie attività di backup e ripristino d’emergenza funzioneranno in caso di evento grave.

Tuttavia, ci sono due settori con differenze notevoli tra Singapore, Hong Kong, Giappone e i leader della classifica. La prima è inerente alla quota complessiva di budget IT spesa in attività di backup e ripristino d’emergenza. Abbiamo già visto che tedeschi (13%) e olandesi (14%) destinano oltre il doppio del loro budget IT complessivo al backup e al ripristino d’emergenza rispetto a Singapore (6%), Hong Kong (5%) e al Giappone (7%).

In secondo luogo, si nota una grande differenza rispetto al numero di grandi aziende che, a Singapore, Hong Kong e in Giappone, investono poco o nulla nelle operazioni di backup e ripristino d’emergenza. In Germania e nei Paesi Bassi praticamente ogni azienda mostra qualche tipo di budget destinato al backup e ripristino d’emergenza. Tuttavia, un numero sorprendente di aziende a Singapore (41%), Hong Kong (44%) e in Giappone (40%) dichiara di non destinare alcuna parte del proprio budget IT al backup e al ripristino d’emergenza. Questa scarsità di budget destinato è in apparente conflitto con l’iniziale elevata fiducia nelle capacità di rapido ripristino dopo un evento di grave entità.

La nordica terra di mezzo

A metà della classifica si trovano i paesi del Nord Europa. La ricerca rileva che le aziende svedesi e norvegesi hanno atteggiamenti molto simili rispetto al backup e al ripristino d’emergenza. Sebbene in genere ottengano un punteggio di poco superiore alla media nella ricerca, numerosi aspetti differenziano i due paesi.

Le aziende svedesi (16%) e norvegesi (17%) investono una parte più consistente del proprio budget IT complessivo in backup e ripristino d’emergenza rispetto a qualsiasi altro paese partecipante all’indagine e quasi tre volte ciò che spendono le aziende di Singapore, Hong Kong e Giappone.

Paragonate al resto del mondo, tuttavia, le aziende svedesi e norvegesi sono quelle che con meno probabilità passeranno al cloud computing, e un numero molto ridotto utilizza il cloud in modo significativo sin da oggi. Mentre nei prossimi 12 mesi la maggior parte dei paesi avrà un aumento medio dell’87% nell’IT basato su cloud, l’utilizzo di tale tecnologia da parte di Svezia e Norvegia crescerà di poco più del 20% durante lo stesso periodo.

Chi resta indietro: Regno Unito, Australia e Stati Uniti

I paesi anglofoni sono quelli che occupano gli ultimi posti. Le aziende di Regno Unito, Australia e Stati Uniti hanno ottenuto un basso punteggio per quel che riguarda la loro capacità di evitare i periodi di inattività in caso di eventi gravi (27%/44%/38%). Molto indietro rispetto ai leader della classifica – Germania (77%) e Paesi Bassi (85%) – anche la fiducia nella rapidità di ripristino (56%/36%/40%).

Questo gruppo resta indietro per quel che riguarda il sostegno e la comprensione da parte del team dirigenziale, e all’abbondanza delle risorse e delle tecnologie necessarie per eseguire le operazioni. Per quel che riguarda la capacità di eseguire il ripristino dopo un evento di grave entità, gli australiani dimostrano il livello di fiducia minore. Solo il 22% delle aziende australiane ritiene infatti di poter tornare funzionale in tempi rapidi in seguito a inattività, rispetto a una media globale del 50%.

Approssimativamente, circa un terzo delle aziende di Regno Unito (36%), Australia (36%) e Stati Uniti (32%) non ha approntato una strategia di backup e ripristino d’emergenza offsite. Questi paesi sono quelli che dichiarano in generale che alle attività di backup e ripristino d’emergenza non viene attribuita la necessaria priorità, citando una mancanza di budget e risorse come ragione primaria che sottende a questo. Ma la teoria entra in gioco solo parzialmente. Come proporzione di tutta la spesa IT, Regno Unito, Australia e Stati Uniti spendono molto meno in backup e ripristino d’emergenza (10%/11%/10%) rispetto a Germania (13%) e Paesi Bassi (14%) ma di un margine non eccessivamente ampio.

Spazio per crescere: Francia e Italia

Gli ultimissimi posti sono occupati da Francia e Italia. I due paesi ammettono più degli altri di non avere una strategia ad hoc (41%/45%) e quelle che con meno probabilità si ritengono in grado di eseguire un ripristino rapido in caso di inattività, con rispettivamente il 27% e il 30%, confrontato con un valore medio della classifica pari al 50%. La loro spesa rappresenta la percentuale più bassa del budget IT complessivo di tutti i paesi che hanno partecipato al sondaggio, con rispettivamente il 5% (Francia) e il 4% (Italia).

Cosa ci insegna la classifica

Cosa possiamo apprendere da questo studio? Nel mondo d’oggi, il backup e il ripristino d’emergenza sono ancora una materia che molte PMI devono affrontare. Non si tratta semplicemente di avere risorse e tecnologie sufficienti: occorre anche che vengano utilizzate in maniera efficace. La fiducia nel ripristino d’emergenza inizia dal consiglio di amministrazione e, come mostra l’indice, c’è una stretta correlazione tra coloro con operazioni di backup e ripristino d’emergenza ben gestite e chi ha dirigenti aziendali supportivi. Le aziende hanno ancora bisogno di supporto nell’implementazione di tecnologie di facile utilizzo e affidabili.

Quando si tratta del backup in un ambiente ibrido, ogni regione cita lo spostamento dei dati tra ambienti fisici, virtuali e cloud come ostacolo principale (68%). Dato che ogni azienda utilizza in media due o tre diverse applicazioni di backup e ripristino d’emergenza, è chiara la ragione per la quale la complessità (48%) viene citata come secondo ostacolo.

In definitiva, la riuscita delle procedure di backup e ripristino si basa sulla disponibilità costante dei sistemi, indipendentemente dall’ambiente in cui dati e sistemi sono contenuti. Nel caso delle PMI, la riuscita di un servizio sta nella capacità di garantirne la facilità d’uso, l’efficacia dal punto di vista dei costi e la flessibilità. Tanto i servizi di clouding quanto la virtualizzazione offrono questi vantaggi, pertanto il futuro appare roseo. Gestite nel modo giusto, da una soluzione centralizzata e di facile impiego, possono offrire alle aziende una protezione definitiva per il backup e il ripristino d’emergenza, garantendo a tutte le aziende l’ottenimento della medaglia d’oro in termini di soluzioni per la continuità aziendale.

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