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Smart Cities di IBM: volano di business per PMI locali

di Alessandro Longo

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Le tecnologie IBM diventano servizi intelligenti nelle pubbliche amministrazioni d'Italia, moltiplicando le opportunità per le piccole aziende Hi-Tech: gli esempi nell'intervista di PMI.it a Valerio Imperatori, responsabile Smart Cities per IBM.

Grazie al volano di IBM, una schiera crescente di piccole aziende hi-tech italiane sta collaborando a costruire le Smart City che verranno, in accordo con sempre più numerose pubbliche amministrazioni locali.

Le città intelligenti si confermano quindi un’opportunità che le PMI innovative possono cogliere per incidere sul presente, in controtendenza con la crisi del settore, previsto ancora in calo nel 2013 da Assinform.

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Di questo proficuo legale è convinto anche Valerio Imperatori, responsabile della divisione Smart Cities per IBM, che ha riportato a PMI.it numerosi esempi pratici e casi di successo a confermadi questo positivo trend.

Vi state impegnando molto in questo settore, anche in Italia. Ma perché? Qual è la vision?

Riportare la governance dei sistemi urbani nelle mani di chi la deve avere.
Negli ultimi anni le PA hanno esternalizzato molti servizi. Acqua, gas, trasporti…Ora c’è un nuovo fenomeno, la PA vuole avviare un governo di questi servizi, vederne l’impatto reale sulla comunità, nel bene e nel male.

Ecco il senso della nostra piattaforma IOC (Intelligent Operations Center), un cruscotto di governance che permette di conoscere in tempo reale che cosa avviene nei vari settori della vita amministrativa. Dall’acqua, alla sicurezza, al trasporto pubblico eccetera.

Facciamo qualche esempio?

A Lione grazie alla nostra piattaforma il cittadino è informato su incidenti, rallentamenti.
Ma non solo.

Immaginiamo una manifestazione in piazza in un giorno in cui è previsto un grande temporale. C’è il rischio di un fuggi fuggi caotico e pericoloso. Ma grazie a una piattaforma che integri i diversi dati (il luogo della manifestazione, le previsioni meteo) e servizi (sicurezza, trasporto pubblico) la PA può sapere del problema per tempo e poi far convogliare vigili e autobus in loco. La piattaforma permette di vedere anche chi è deputato a intervenire in caso di emergenza. Così sono più chiare anche le responsabilità di chi non è intervenuto come prescritto dalla normativa.

Insomma, nella città smart scordiamoci lo scaricabarile per la cattiva gestione di una nevicata o un’inondazione…

Esatto. Ma ci sono anche applicazioni nella sicurezza. Le PA hanno speso molti soldi per comprare telecamere, ora però c’è il problema che molte cose sfuggono all’esame delle riprese, nella grande mole di dati. Allora abbiamo ideato un sistema di video analysis che genera un allarme se rileva una scena sospetta, come un uomo armato.

Lo utilizza anche Ferrovie dello Stato: registra anomalie come una valigia dimenticata. Nel Comune di Verona invece abbiamo sperimentato l’integrazione di videocamere pubbliche con quelle di soggetti privati che hanno acconsentito. Farmacie, negozi, banche…

Nelle idee dell’Unione Europea, però, il concetto di Smart City è associato soprattutto ai temi dell’Energia. Allora, all’interno di IOC abbiamo sviluppato una piattaforma, IBM Maximo, che dal mero risparmio energetico della pubblica illuminazione arriva a una soluzione di smart city in generale.

In che senso?

E’ una soluzione che si avvale di una partnership con l’azienda Umpi di Cattolica. Hanno inventato un sistema di “lampione intelligente” che trasmette informazioni tramite onde convogliate sui cavi. Non si limita così a monitorare i consumi dei lampioni. Ma c’è una scatoletta applicata al palo della luce, integrata con Maximo, che registra tutti gli asset di una città (traffico, consumi energetici…).

Maximo anche organizza i dati, poi visualizzabili con “viste” diverse dai dirigenti di settore, dai politici, dal capo ufficio che gestisce per esempio squadre di operai per la manutenzione stradale. Il lampione registra puntualmente i passaggi, gli incidenti, i problemi manutentivi manto stradale.

Una delle spese principali di un Comune è il continuo rifacimento dell’asfalto. Ci sono diversi soggetti che intervengono sul manto stradale, per le proprie infrastrutture: telefono, gas, energia… Allora Maximo può fare così: ordina le varie richieste di intervento per tempi, modalità, zone e vede se la strada non sia già interessata da problemi di altro tipo. Un altro vantaggio è che Maximo controlla così anche il lavoro di società che hanno in appalto la copertura della strada.

Questa è la soluzione. Ma dove è utilizzata?

In una ventina di comuni. Per questioni di riservatezza non posso fare tutti i nomi, ma un caso interessante è S.Giovanni Persiceto, in Umbria, che in questo modo ha ridotto la spesa energetica del 43% e del 30% il costo di manutenzione dell’asfalto. Con la nostra piattaforma stiamo lavorando inoltre con numerose utility, come Agsm di Verona, Hera di Bologna, Tea di Mantova.

Nel progetto di Maximo è coinvolta anche Unicredit. Che ruolo ha?

Unicredit risolve il problema di budget dei Comuni. Molti vorrebbero dotarsi di questa soluzione, ma sono limitati dal patto di stabilità. Allora l’idea è il project financing, che non aumenta la capacità di indebitamento del Comune e quindi non rientra nel patto di stabilità. Al solito però le banche usano il project financing per grossi investimenti infrastrutturali, 50-100 milioni di euro, mentre nel nostro caso la spesa è molto inferiore, 10 milioni circa.

Allora il modello trovato è questo: si costituisce una società veicolo che gestisce unicamente questo tipo di intervento. E la banca finanzia due terzi dei costi.

Dalla vostra esperienza, che vantaggio ricavano le PMI da questa corsa alle Smart City?

Noi non produciamo applicativi, sensori, né tanto meno lampioni. Solo piattaforme di integrazione, controllo e ordine dei dati. Allora, agendo su un territorio, abbiamo bisogno che le aziende locali più o meno specializzate partecipino alle iniziative. Le PA, del resto, tengono molto a coinvolgere il tessuto produttivo del territorio. E noi abbiamo bisogno delle competenza e della professionalità di queste aziende.

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Due esempi. Abbiamo vinto due bandi di ricerca PON nel 2012 del Miur, uno a Napoli e uno a Bari.

A Napoli stiamo realizzando una piattaforma che metta insieme tutte le informazioni relative al traffico, ai mezzi di trasporto pubbliche e al turismo. Si va verso un biglietto unico che include tante cose disparate: il mezzo per arrivare in un posto turistico, il voucher per dormire in un albergo, l’ingresso in un museo e altro.

A Bari lavoriamo invece sull’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati. Verso una piattaforma per vedere consumi, sprechi e politiche di risparmio attuabili. Anche in questi casi collaboriamo con aziende private locali. Sono due sperimentazioni che cominceranno sul campo a fine anno e andranno avanti per tre anni.

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