Polizia delle comunicazioni: vigilano gli esperti

di Andrea Spiezia

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Il cybercrime è un fenomeno in rapida ascesa. A fronteggiare il pericolo, da anni in Italia è attivo il servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni

Lo sviluppo di Internet ha permesso la creazione di tutta una serie di servizi che hanno contribuito enormemente a semplificare la nostra vita. Basta pensare a quanto sia semplice mandare immagini e suoni dall’altro capo della terra in pochi secondi inviando una email, o alla facilità con cui si effettuano pagamenti e acquisti stando comodamente a casa. In futuro, ed in piccola parte è già così, si potranno richiedere documenti quali carte di identità, certificati vari, senza doversi recare fisicamente ai vari enti preposti.

Di pari passo con l’espansione di questi servizi si sta sviluppando un fenomeno molto preoccupante, che da alcuni analisti è addirittura visto come una delle possibili cause della fine di Internet. Si tratta del cosiddetto “cybercrime”, cioè l’insieme di tutti gli atti criminali che sono commessi con l’ausilio di mezzi di comunicazione. Nel trattato del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica viene utilizzato il termine “cybercrime” per definire reati che vanno dai crimini contro i dati riservati, alla violazione di contenuti e del diritto d’autore ma ad essi possono essere aggiunti attività criminose come la frode, l’accesso non autorizzato, la pedopornografia, e il “cyberstalking” o pedinamento informatico. Per fronteggiare questo nuovo tipo di criminalità è necessaria una nuova figura di tutore dell’ordine, persone con esperienze investigative alle quali si devono unire approfondite conoscenze delle nuove tecnologie. Per tale scopo in Italia è attiva da anni il Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Sul sito ufficiale si legge: «La polizia delle comunicazioni contrasta l’uso distorto delle tecnologie per impedire che divengano veicolo di illegalità. Fenomeni come la pedofilia online, gli attacchi a sistemi informatici, le truffe commesse con la clonazione dei codici delle carte di credito e ancora la diffusione di virus informatici, la duplicazione e la diffusione illecita di prodotti/opere d’ingegno o programmi tutelati dal diritto d’autore. Sono alcuni esempi dei reati e dei fenomeni – pericolosi per i cittadini, le aziende, le istituzioni – che vengono tenuti sotto controllo e contrastati dal personale di questa specialità».

Ma la polizia delle comunicazioni ha anche compiti di polizia giudiziaria come le intercettazioni telematiche e le attività sotto copertura, come l’acquisto simulato di materiale pedo-pornografico.

La storia

  • 1996: per vigilare sull’utilizzo legale delle nuove tecnologie informatiche, nasce il Nucleo Operativo di Polizia delle Telecomunicazioni (N.O.P.T.).
  • 1998: con decreto del ministro dell’Interno, viene ufficialmente istituito il Servizio polizia postale e delle comunicazioni. Al suo interno sono confluite le risorse del N.O.P.T. e della divisione polizia postale.
  • 1999: con Decreto Interministeriale il Servizio polizia postale e delle comunicazioni viene indicato quale organo centrale del ministero dell’Interno per la sicurezza e la regolarità dei servizi di telecomunicazioni.

Attività ed organizzazione

La mancanza di confini e l’articolata distribuzione di Internet impongono alle forze di polizia dei singoli Paesi una presenza capillare non solo sul territorio nazionale, ma anche una collaborazione a livello internazionale, proprio per questo il Servizio partecipa con propri rappresentanti a gruppi di lavoro permanenti, istituiti dal Governo o da organismi internazionali – quali il “Gruppo Interministeriale per la sicurezza delle reti”, il “G8”, la Comunità Europea, il “Consiglio d’Europa”, l'”OCSE”, l’Interpol, l’Europol ed altri ancora, inoltre collabora con le istituzioni (tra cui Ministero delle Comunicazioni e l’Autorità garante per le comunicazioni) e gli operatori privati che si occupano di comunicazioni in genere.