Introduzione alla crittografia

di Fabrizio Sinopoli

scritto il

La comunicazione, in particolare quella “segreta”, riveste un ruolo importante per l’umanità fin dall’antichità. Da sempre infatti l’uomo ha cercato il modo di proteggere i propri segreti. Fin dalla nascita delle prime forme di società e di comunità, semplici capi di villaggi, re, regine, comandanti hanno avuto la necessità di inventare espedienti per evitare che i loro messaggi cadessero nelle mani del nemico: ecco quindi che la storia dell’uomo si intreccia con la storia della crittografia.

Dal punto di vista etimologico, il termine crittografia deriva dalle parole greche “kriptos” (nascosto) e “graphos” (scrittura). Quindi, se si volesse dare una definizione rigorosa, si potrebbe dire che la crittografia è la scienza che ricerca metodi o algoritmi che siano in grado di trasformare un messaggio in chiaro (plaintext) in un messaggio cifrato (ciphertext).

Pertanto sono necessarie due operazioni:

  • la prima, detta di cifratura (encrypt), in cui il testo in chiaro viene codificato, attraverso l’uso di un algoritmo e di una chiave, detta chiave di cifratura;
  • la seconda, detta di decifratura (decrypt), in cui il testo cifrato viene riportato in chiaro, anche in questo caso mediante l’utilizzo di un algoritmo e di una chiave, detta chiave di decifratura.

È opportuno sottolineare alcuni aspetti sempre legati alla terminologia, in particolare sulla correttezza dell’uso di alcuni termini. La traduzione migliore e la più elegante del termine inglese “encrypt” è sicuramente “cifrare” o “mettere in cifra”, al posto degli anglicismi “crittare” o peggio ancora “encrittare”; mentre l’azione del cifrare si chiama “cifratura“, non “crittazione” o “crittografazione”.

Il sistema di crittografia si chiama semplicemente cifrario, mentre il messaggio risultante dalla cifratura è un testo cifrato, in contrapposizione al testo in chiaro che è l’originale.

L’operazione inversa alla cifratura si chiama decifratura e non è la stessa cosa della “decrittazione”.

Fra decifrare e decrittare vi è infatti una differenza sostanziale: chi decifra è infatti colui il quale è legittimamente in possesso della chiave del cifrario, e la applica secondo le corrette regole per mettere in chiaro un testo cifrato a lui regolarmente destinato; chi decritta, invece, è un estraneo che non è affatto in possesso della chiave, ma tenta fraudolentemente di venire a conoscenza del contenuto di un testo cifrato a lui non destinato utilizzando sistemi indiretti.

Rimando a questo articolo su InterLex per ulteriori dettagli sulla terminologia.

Nel prossimo articolo vedremo come i sistemi di crittografia si possono dividere in due classi: la crittografia a chiave simmetrica (o privata) e la crittografia a chiave pubblica.