Smart Working e PA: binomio vincente

di Teresa Barone

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I dati sullo Smart working nella Pubblica Amministrazione forniti dalla School of Management del Politecnico di Milano.

La crescita dello Smart Working in Italia coinvolge anche la Pubblica Amministrazione, sebbene le percentuali che riguardano la PA siano inferiori rispetto al mondo delle grandi aziende e delle PMI.

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A fornire informazioni recenti è l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano nel corso del convegno “Smart Working: sotto la punta dell’Iceberg” tenutosi al Campus Bovisa.

Sono 305mila gli Smart workers attivi in Italia, il 14% in più rispetto al 2016 e il 60% rispetto al 2013: ad aumentare è anche il livello di soddisfazione di coloro che godono di modalità di lavoro flessibili, potendo contare su autonomia decisionale per quanto riguarda il luogo e l’orario di lavoro.

Se il 36% delle grandi imprese ha attivato progetti di Smart working, anche i 22% delle PMI ha promosso iniziative in questa direzione così come il 5% della PA: una percentuale ancora bassa che fa riferimento solo ai progetti effettivamente strutturati, mentre un altro 4% degli enti pubblici ha avviato iniziative informali. Il 48% delle PA, tuttavia, afferma di considerare questo tipo di approccio al lavoro molto interessante e proficuo.

Lo Smart working nella PA è destinato ad ampliarsi grazie alla direttiva prevista dalla Riforma Madia, che prevede per il 10% dei lavoratori statali di ciascun ente entro tre anni il coinvolgimento in programmi specifici basati sulla concessione di flessibilità nell’organizzazione lavorativa.

«Come nel settore privato, nel pubblico sono gli enti di maggiori dimensioni i più propensi a approcciare questo nuovo modo di lavorare: il 67% degli enti che dichiara di avere già iniziative, formali o informali o di volerle introdurre entro i prossimi 12 mesi, occupa oltre 100 addetti – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working -. Le iniziative presenti, però, molto spesso sono in fase sperimentale e vedono il coinvolgimento di una popolazione molto contenuta, di solo poche unità. Il gap maggiore con la grande impresa si riscontra nell’adeguatezza di dotazione tecnologica per il lavoro da remoto solo per il 58% degli enti pubblici ha una dotazione adeguata, contro l’88% delle grandi aziende.»

Fonte immagine: Shutterstock 

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