Girls Code it Better: il mese delle STEM

di Teresa Barone

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Al via il mese delle STEM promosso dal Miur: scienze, matematica e tecnologie per promuovere la parità di genere partendo dalle scuole.

Sono 500 le studentesse delle scuole medie che hanno partecipato al progetto “Girls Code it Better” promosso da MAW  – Men at Work, iniziativa finalizzata a promuovere l’innovazione nelle scuole incoraggiando la parità tra i due sessi, avvicinando le ragazze alle discipline della scienza e della tecnologia.

=> Studi scientifici e parità di genere

Con l’8 marzo è partito anche “Le studentesse vogliono “contare”! Il mese delle STEM” sostenuto dal Miur e dal dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, durante il quale saranno presentati pubblicamente i progetti realizzati dalle studentesse provenienti da 24 scuole medie, realizzati con il sostegno di un docente e di un maker (MAW ha messo a disposizione risorse per la formazione degli insegnanti e degli stessi maker).

Le tematiche affrontate spaziano dalla creazione del libro/diario digitale al riciclo creativo, dalla progettazione di un sito web per combattere il bullismo al game che aiuta ad imparare le regole a scuola.

Investire nelle giovanissime potenziando l’acquisizione di competenze tecniche e scientifiche è la strategia più efficace per ridurre il gender gap e promuovere l’occupazione nel comparto IT: questa è una delle finalità del progetto, come spiega Costanza Turrini, responsabile del progetto Girls Code it Better per MAW:

«MAW è una agenzia per il lavoro e incontriamo quotidianamente aziende che ci chiedono di aiutarle a trovare lavoratori con competenze tecniche e scientifiche: se c’è questa difficoltà, soprattutto nell’area informatica, è anche perché manca ancora troppo l’apporto della metà femminile del potenziale bacino di futuri professionisti. Noi li aiutiamo, ma parliamo loro anche di Girls Code it Better perché vogliamo trasformarlo in un fenomeno nazionale, senza dovere lasciar fuori studentesse perché le nostre risorse non bastano.  È difficile far capire che è necessario investire su ragazzine di 12 anni per sperare di ritrovarle a 19 anni o più al colloquio di lavoro: ma è l’unica strada possibile se vogliamo chiudere lo skills gap nelle professioni tecnologiche e scientifiche, e fare in modo che tra qualche anno  non sia più necessario pensare di dedicare iniziative a convincere i giovani che il talento è di tutti a prescindere dal genere.»