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Tariffe professionali: nuovo stop dalla UE

di Barbara Weisz

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I paletti alle tariffe professionali massime e minime chiariti da una nuova sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Una nuova sentenza europea riaccende i riflettori sulla compatibilità tra tariffe professionali e direttive UE. Senza ragioni di interesse pubblico in un ambito specifico, è vietato definire minimi e massimali per le prestazioni dei professionisti: è questo il senso della sentenza del 4 luglio emessa dalla Corte di Giustizia in merito ad un caso di limiti minimi imposti per il pagamento di lavori di progettazione.

In base alla direttiva europea 2006/123 (articolo 15) i tariffari professionalo minimi e massimi si possono applicare solo rispettando i seguenti tre criteri:

  • non discriminazione (in funzione di cittadinanza e sede legale),
  • necessità (ci vuole un motivo imperativo di interesse generale),
  • proporzionalità (devono garantire la realizzazione dell’obiettivo, senza eccedere rispetto a questo criterio).

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La sentenza fornisce anche chiarimenti su come si applicano (il caso esaminato riguardava prestazioni di architetti e ingegneri).

La Corte ha stabilito che in linea di principio l’esistenza di tariffe minime può essere atta a garantire un elevato livello di qualità delle prestazioni in specifici mercati, ma dovrebbero essere applicate ad un contesto riservato a chi svolge un’attività regolamentata, diversamente non esisterebbe nessuna garanzia di idoneità professionale.

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Diversamente si crea una incoerenza normativa rispetto all’obiettivo perseguito dalle tariffe minime, ossia quello di preservare la qualità delle prestazioni.

Nel caso in oggetto, il Governo (tedesco) non è riuscito a dimostrare che le tariffe minime previste dalla propria legislazione fossero “idonee a garantire il conseguimento dell’obiettivo consistente nel garantire un elevato livello di qualità delle prestazioni di progettazione e ad assicurare la tutela dei consumatori”.