Sei italiane al top del mondo

di Barbara Weisz

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Pirelli, Ferrero, Barilla, Parmalat, Cremonini e Indesit nella classifica di Deloitte sui 250 maggiori produttori di beni di consumo al mondo. Nella top ten, sette aziende di elettronica, in testa Samsung seguita da Hp

Il settore più rappresentato del made in Italy è l’alimentare, ma la prima azienda della Penisola in graduatoria è Pirelli, 86esima. La classifica è dominata dalle imprese di elettronica, ce ne sono sette nella top ten, con la sudcoreana Samsung Electronics al primo posto seguita dall’americana Hewlett Packard. Sono i risultati della “Global Powers of Consumer Products” di Deloitte sui 250 maggiori produttori mondiali di beni di consumo.

Pirelli ha guadagnato 22 posizioni rispetto all’anno scorso, quando era 108esima. Fra le italiane segue Ferrero, al 100° dal 106°, mentre Barilla balza di 68 posti, al 123° dal 191°. Variazioni minime per Parmalat, al 129° dal 130°, e Cremonini, 207esima dal precedente 209°. Indesit è una new entry e si attesta in 144esima posizione, mentre esce Valentino, che era 238esima.

«Anche se da un lato scontiamo un deficit rispetto a paesi più grandi come gli Stati Uniti o low cost come i paesi asiatici – spiega Dario Righetti, partner di Deloitte e responsabile per l’Industry Consumer Business in Italia -, dall’altro possiamo contare su competenze e risorse assolutamente in grado di affrontare le sfide che provengono dai mercati internazionali, si pensi ad esempio alla recentissima nomination da parte del Reputation Institute di Ferrero quale azienda più affidabile al mondo».

Le 250 società in graduatoria hanno registrato vendite pari a 3mila miliardi di dollari, con una crescita media del 10,6%. Le società italiane pesano solo per l’1,18% sul totale e hanno registrato un incremento medio dei ricavi del 3% circa. Decisamente fuori quota Pirelli, con un +34,4%. Lo studio si basa sull’analisi dei dati al 30 giugno 2008. Anche se il periodo è precedente all’attuale situazione economica, secondo Righetti «si può affermare che i produttori di beni di consumo del settore food and beverage sembrano essere i più capaci di minimizzare gli effetti della crisi».

Sarà sempre più strategica la capacità di comprendere e anticipare le aspettative dei consumatori. Il management di un’impresa di beni di consumo deve sapersi efficacemente interrogare sulla validità dei tradizionali modelli di segmentazione del mercato, su come proteggere e promuovere la reputazione del brand e comunicarne i valori, sul modo di mantenere i clienti e conquistarne di nuovi.

E infine deve chiedersi come concentrarsi sull’innovazione per rispondere ai cambiamenti dei bisogni del consumatore in termini di valore e prezzo rispettando la mission aziendale. L’indice Q, ovvero la proporzione tra capitalizzazione di mercato e valore degli asset, misura beni intangibili come il brand, la “customer experience”, la fedeltà del consumatore o l’insieme delle innovazioni. Fra quelle in classifica, l’azienda con il più alto indice Q è Research in Motion, il produttore del Blackberry. Seguono Nintendo ed Apple.

In generale, il rapporto Q medio per le 194 aziende di cui si disponevano le informazioni per il calcolo, è pari a 0,800 e riflette il declino degli indici patrimoniali. Secondo Righetti, questo «indica l’esistenza di opportunità di fusione e acquisizione», e il prossimo futuro «potrebbe essere caratterizzato dal consolidamento dei diversi settori merceologici, tramite fusioni e acquisizioni, da parte delle aziende più solide, per crescere nel proprio core-business e integrare il portfolio prodotti o il proprio mercato d’interesse».