Fiat mette in moto i motori per il rilancio di Chrysler

di Emanuele Menietti

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Insieme ai manager del Lingotto e di Detroit, Sergio Marchionne ha da poco presentato l'atteso piano di rilancio del gruppo Chrysler. Sinergie, tagli dei costi e nuovi modelli saranno le parole d'ordine per i prossimi anni

Dopo settimane di indiscrezioni, Fiat ha infine scoperto le carte dell’atteso piano per il rilancio di Chrysler Group. La strategia messa in campo dal Lingotto e dai manager della società americana prevede cinque anni di duro lavoro per rimettere in sesto il produttore d’auto statunitense e renderlo nuovamente competitivo sul mercato. Rinnovo della gamma, condivisione delle piattaforme, miglioramento dell’offerta e contenimento delle spese saranno le parole d’ordine dei due gruppi, ormai legati da un destino comune per garantire la loro stessa sopravvivenza nel difficile comparto dell’auto.

Il piano di rilancio è stato presentato nella giornata di ieri al quartier generale di Chrysler, nei pressi di Detroit, dal nuovo CEO Sergio Marchionne e dai nuovi manager di fresca nomina della società statunitense. Gli obiettivi sono ambiziosi, ma secondo i responsabili dell’azienda potranno essere raggiunti senza eccessive difficoltà grazie alle potenzialità che il nuovo gruppo di lavoro potrà esprimere. Dagli attuali 1,3 milioni di veicoli venduti nel 2009, il piano mira a raggiungere quota 2,8 milioni di veicoli nel 2014 anche grazie alle sinergie messe in campo con Fiat. Negli Stati Uniti i manager prevedono un aumento delle vendite dalle attuali 950mila unità a 2 milioni. Sul fronte internazionale la sfida sarà altrettanto ambiziosa: l’obiettivo sono 500mila veicoli venduti a fronte dei 150mila del 2009.

Per raggiungere tali obiettivi, Marchionne e colleghi hanno elaborato un nuovo piano per i prodotti teso ad aumentare l’appeal dei veicoli già in commercio e al lancio di alcune nuove vetture nel corso dei prossimi tre anni. Una scansione prudente, ma costante, di novità e aggiornamenti tesa a non far arretrare ulteriormente le quote di mercato del gruppo e a valutare a intervalli regolari l’efficacia del piano di rilancio.

Il brand Jeep, uno dei più forti del gruppo sia negli States che sul mercato internazionale, accoglierà il 2010 con una versione totalmente rinnovata del veicolo Grand Cherokee già prevista da tempo. Nei periodi successivi la linea di autovetture esistenti sarà rivista, ma non in maniera sostanziale, e arricchita di nuove motorizzazioni e allestimenti. A partire dal 2013, il catalogo Jeep si arricchirà di nuovi modelli realizzati sulle piattaforme Fiat e comprenderà un piccolo SUV, due nuovi veicoli destinati a sostituire Compass e Patriot e una versione rivista di Jeep Liberty. Il target per l’intera linea di prodotti sarà in parte rivisto e orientato verso i nuclei familiari anche attraverso una nuova campagna di marketing al motto di “I live. I ride. I am. Jeep”.

Anche il marchio Chrysler subirà una parziale ridefinizione del target, puntando maggiormente sul comfort e l’eleganza con una strategia simile a quella adottata da Lancia. Nel 2010 debutterà una nuova berlina e sarà l’unica grande novità per i primi anni di rilancio. Nel 2012 sarà il turno di una berlina compatta e nel 2013 di una vettura di piccole dimensioni. Il 2013 sarà anche l’anno per un totale aggiornamento della Sebring e per il lancio di un nuovo crossover di dimensioni contenute. I nuovi modelli, quattro in tutto, saranno realizzati interamente sulle piattaforme Fiat.

Il brand Dodge, meno in crisi rispetto agli altri marchi del gruppo, metterà in atto una strategia maggiormente aggressiva offrendo al mercato due nuovi modelli già a partire dal prossimo anno. Oltre a una versione rinnovata del modello Charger, il brand presenterà un nuovo crossover per mantenere costante il proprio market share. Analogamente agli altri marchi del gruppo, anche Dodge offrirà modelli interamente nuovi basati sulle piattaforme Fiat a partire dal biennio 2012 – 2013. Tra i nuovi veicoli previsti spiccano una berlina compatta e un’auto di piccole dimensioni in sostituzione dell’Avenger.

Il nuovo marchio Ram, frutto della scissione di Dodge in due brand distinti, punterà tutto sui veicoli commerciali per recuperare terreno. Due nuovi van saranno costruiti su piattaforma Fiat e saranno pronti per il debutto sul mercato nel corso del 2012. Il pickup Dakota sarà prodotto fino al 2011, dopodiché il gruppo prenderà in considerazione la possibilità di realizzare un nuovo sostituito per coprire il segmento rimasto sguarnito.

L’impegno di Fiat non sarà solamente dietro le quinte sul fronte delle piattaforme tecnologiche. Il Lingotto mira a lasciare da subito la propria impronta negli States per comunicare l’effettivo avvio di un nuovo corso per Chrysler. L’ambasciatrice negli Stati Uniti del gruppo italiano sarà la Fiat 500 già a partire dal prossimo anno. Il modello studiato per gli USA sarà disponibile nelle concessionarie del gruppo Chrysler presenti nelle grandi città e svolgerà anche la funzione di cavallo di Troia. L’auspicio è che la piccola italiana, molto gradita per il suo design, possa attirare nelle concessionarie un maggior numero di clienti ai quali potranno essere poi proposte le nuove offerte commerciali dei brand Chrysler. Nel 2011 sarà poi il turno della Fiat 500 Cabrio e nel 2012 della versione sportiva Abarth.

Insieme ai nuovi piani per il taglio dei costi e la condivisione delle risorse tra i due gruppi, il product plan dovrebbe consentire a Chrysler di passare dai 42,5 miliardi di dollari di ricavi previsti per il 2010 ai 67,5 miliardi di dollari del 2014. Tale condizione potrebbe consentire alla società di tornare in territorio positivo a partire dal 2011 e di ripagare i prestiti pubblici ricevuti nel corso degli ultimi mesi entro il 2014. Il debito dovrebbe passare dai 13 miliardi di fine 2009 agli 8 miliardi di dollari entro la fine del 2014.

«Credo che il tempo darà ragione alle nostre previsioni. Lasciateci ricostruire in maniera intelligente. Dateci spazio» ha dichiarato Sergio Marchionne commentando il piano messo a punto per rilanciare il gruppo Chrysler e sostenere a livello internazionale Fiat Group. La sfida posta dai responsabili delle due società è ambiziosa ed esposta a non pochi rischi, ma secondo numerosi analisti è l’unica scialuppa di salvataggio per garantire al produttore statunitense un futuro.

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