Il dito medio resta in Piazza Affari

di Barbara Weisz

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Lo ha dichiarato il sindaco Letizia Moratti. L'opera di Cattelan rimarrà a Milano, e non si sposterà dall'attuale sede fino al nuovo anno

Che se ne sarebbe parlato ancora, è stato evidente sin dall’inizio. Così come è stato subito abbastanza chiaro che il dito medio di Cattelan sarebbe rimasto in Piazza Affari ben oltre la settimana che inizialmente era stata preventivata. E ora la notizia è ufficiale: l’opera dell’artista veneto, che vive negli Usa, resterà a Milano per sempre.

Non è ancora stato definitivamente deciso se la sede definitiva resterà la piazza che ospita la Borsa (per la quale l’opera è stata pensata dall’artista) o se verrà scelta un’altra destinazione. Ma la scultura resta nel capoluogo lombardo, parola del sindaco Letizia Moratti.

La prima cittadina per dare l’annuncio ha fatto una scelta decisamente coreografica. Lo ha detto a Victoria Cabello, nel corso della registrazione della punta di Victor Victoria che andrà in onda martedì prossimo. «Ho parlato con Cattelan ieri pomeriggio, era a New York – ha spiegato la Moratti alla conduttrice -. Abbiamo deciso che il dito rimane là dov’è fino a tutte le vacanze natalizie e poi sceglieremo dove metterlo», ma sicuramente «rimarrà in città».

L’opera, 11 metri di marmo di Carrara per scolpire un braccio alzato verso il cielo in un gesto che evoca il saluto nazista, con il grottesco particolare che tutte le dita sono mozzate tranne una, il dito medio appunto, è esposta dallo scorso 24 settembre, si intitola L.O.V.E, si inserisce nella mostra “Contro le ideologie” che presenta altre tre opere dell’artista a Palazzo Reale e che chiuderà domenica prossima, 24 ottobre.

Inizialmente doveva restare nella Piazza per una sola settimana, poi si era deciso di prolugarne la permanenza fino alla fine della mostra, adesso invece le autorità milanesi hanno deciso di tenerla. L’ipotesi, per la verità, era stata ventilata sin dall’inizio, incontrando il favore anche dell’assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory. Nei primi giorni di ottobre nel dibattito (come è facile immaginare, l’opera ha scatenato anche parecchie critiche) si è inserito lo stesso Cattelan, dicendosi disponibile e anzi contento di cedere l’opera alla città, ma esprimendo con una certa chiarezza la preferenza per la sede di Piazza Affari.

Un angolo di città dall’architettura tipica del periodo fascista, dove si trova la sede della borsa, Palazzo Mezzanotte, costruito dall’omonimo architetto negli anni ’30. Una collocazione ideale, quindi, per un’opera che si rivolge a quel periodo storico, ma che ben si presta anche a letture più contemporanee, trovandosi davanti a uno dei luoghi simbolo di quel mondo della finanza che è responsabile della recente crisi.

Insomma, come spesso accade all’arte, un’opera destinata a scatenare curiosità e a creare dibattito. Tutto questo piace al sindaco, che a più riprese ha risposto alle critiche spiegando che Milano è una città internazionale, concetto che ha ripreso nel corso della trasmissione della Cabello: «Era contento anche Maurizio. Mi ha detto che un’operazione come questa a New York non sarebbero riusciti a farla».

Vero e no che sia, qualunque cosa succeda a New York, a Milano il dibattito continua, con polemiche all’interno della stessa giunta. L’assessore Carlo Masseroli ritiene che quello di Cattelan sia «un uso della città a fini personali», e anche secondo il collega Maurizio Cadeo l’artista «sfrutta la città per farsi pubblicità».

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