Verso il G20, una nuova Bretton Woods

di Barbara Weisz

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Il presidente della Banca Mondiale propone un ritorno all'oro: una riforma del sistema monetario che prenda come riferimento il metallo prezioso

Che il tema forse più caldo del prossimo vertice dei 20 grandi, in programma giovedì e venerdì a Seul, sia quello dei mercati valutari è noto da tempo. Ma che fra le proposte in campo spuntasse quella di una nuova Bretton Woods, invece, è una sorpresa.

Tanto più che a lanciarla è il numero uno di un’istituzione finanziaria che nacque proprio con gli accordi del ’44, la Banca Mondiale. Il presidente Robert Zoellick ha espresso la sua idea scrivendo un articolo per il Financial Times, intitolato “Il G20 deve guardare oltre la seconda Bretton Woods”, in cui propone di adottare un nuovo sistema dei cambi internazionali che prenda come riferimento l’oro.

«Lo sviluppo di un sistema monetario che succeda alla seconda Bretton Woods, lanciata nel 1971, richiederà tempo. Ma bisogna iniziare», scrive Zoellick, riferendosi all’anno in cui gli Stati Uniti decisero di porre fine agli accordi che da quasi 30 anni regolavano il regime dei cambi internazionali sganciando il dollaro dall’oro e dando il via all’attuale sistema di fluttuazione del mercato valutario.

Il banchiere pensa a un sistema che prenda «in considerazione di impiegare l’oro come punto di riferimento internazionale su inflazione, deflazione e futuri valori monetari» e che coinvolga «il dollaro, l’euro, lo yen, la sterlina e un renmibi che si muova verso l’internazionalizzazione e poi una bilancia dei movimenti dei capitali aperta».

La proposta del presidente della Banca Mondiale in realtà è più ampia, è finalizzata alla creazione di regole per una crescita sostenibile del sistema economico internazionale, a partire da un’agenda di riforme strutturali da parte delle principali economie del G20 (ad esempio la Cina nei prossimi cinque anni dovrebbe spostare la propria attenzione dalle esportazioni al potenziamento del mercato domestico).

Quindi, i paesi del G7 e le principali economie del pianeta dovrebbero rinunciare a interventi valutari. In terzo luogo, le economie emergenti dovrebbero essere aiutate ad aggiustare le asimmetrie contando su tassi di cambio flessibili e politiche monetarie indipendenti. Quarto, «il G20 dovrebbe supportare la crescita concentrandosi sulle strozzature dell’offerta nei paesi in via di sviluppo», la cui domanda di importazione sta crescendo a un ritmo doppio rispetto a quella delle economie avanzate, e che andrebbero aiutati nelle infrastrutture, nell’agricoltura, nello sviluppo del sistema sanitario e di un mercato del lavoro qualificato.

Il quinto punto della proposta è, appunto, quello del nuovo sistema dei cambi. Il capitolo è particolarmente delicato, con posizioni internazinali molto diverse. Cina e Germania criticano l’iniezione di liquidità della Fed destinata a indebolire il dollaro. Gli Usa se la prendono con la Cina, che pero’ resta riluttante ad apprezzare lo yuan. E infine, la Francia, che dopo il vertice coreano prenderà la presidenza del G20, e che non ha mai nascosto l’ambizione di guidare una riforma del sistema monetario internazionale che porti a una maggiore stabilità. La parola passa ai grandi riuniti a Seul.

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