Profumo, il mondo a tre velocità

di Barbara Weisz

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Eurolandia verso forme comuni di bilancio, la ripresa Usa, le economie emergenti, l'India e la crescita inclusiva: l'analisi di Alessandro Profumo

Il futuro dell’Europa, la tripla velocità dell’economia mondiale, la consapevolezza del proprio ruolo da parte dei paesi emergenti, la sottovalutazione del tema chiave della disoccupazione.

Alessandro Profumo, ex numero uno di Unicredit, parte dai temi discussi al vertice di Davos per proporre numerosi spunti di spunti di riflessione, rilasciando al Sole 24 Ore la sua prima intervista dopo l’addio a Piazza Cordusio, nel settembre scorso.

In termini generali, il banchiere rileva come l’umore prevalente sia «di maggiore ottimismo rispetto a un anno fa», quando ancora «scenari estremi di crisi sembravano, se non probabili, almeno non impossibili». Adesso, invece, «nessuno prevede catastrofi a breve». Emerge la fotografia di una crescita a tre velocità: «6% nei paesi nuovi, oltre tre per gli Usa e intorno al 2 per l’Europa». Quest’ultimo dato, unito al «saldo demografico negativo sono ulteriori motivi di preoccupazione per il Vecchio Continente» che è anche alla prese con la crisi del debito. Se negli Stati Uniti «Wall Street è tornata ai livelli precedenti la crisi», le aziende «stanno, se non bene, decisamente meglio», i dati sulla crescita sono «buoni», e si prevede una ripartenza anche del mercato del lavoro, nel Vecchio Continente «l’uscita dalla crisi sarà più laboriosa».

In tema di Europa, c’è una considerazione importante, che nasce dalla difesa dell’euro da parte, ad esempio, del presidente francese Nicolas Sarkozy e della cancelliera tedesca Angela Merkel: «poichè tutti son consapevoli che la crisi dell’euro non potrebbe che nascere in mancate risposte politiche, prima ancora che dalle manovre dei mercati, allora la forza di Parigi e Berlino nel battere sulla stessa risposta lascia prevedere novità». Profumo ritiene «probabile che i paesi dell’Unione europea che aderiscono all’euro finiscano con l’adottare forme comuni di bilancio europeo, in cui i budget dei singoli paesi vengano, vedremo poi con quali modalità, discussi in anticipo a Bruxelles».

Ma «la vera novità del World economic forum di Davos è stata la nuova personalità e filosofia dei paesi emergenti». Profumo cita in particolare le analisi dello studioso dell’Università di Singapore, Kishore Mahbubani, e rileva che «non c’è più timidezza nell’approccio di Cina, Russia, India, Brasile». Crescono dinamicamente e si muovono «come coloro che, davvero, tengono la regia del mondo». Una nuova consapevolezza «per nulla arrogante, e senza neppure i tic del nouveau riche» che «ha impressionato i protagonisti dell’economia».

La Cina è alle prese con lo sforzo di «bilanciare la crescita, equilibrandola con una coesione sociale che non crei scompensi e disordini», e sulla base di questa stessa linea si muove anche sul piano valutario. E l’India, a cui è stata dedicata la festa finale di Davos, ha scelto uno slogan, “inclusive growth”, crescita capace di includere, che raccoglie la saggezza del paese. Se a lungo la crescita economica, in occidente come in oriente, è stata accusata di aumentare le distanze sociali tra le classi, una crescita “inclusiva” è come una nuova filosofia del XXI secolo e in tanti ne sono stati impressionati.

Infine, una critica all’agenda del Wef: «il lavoro è stato il grande buco nero del summit economico a Davos», sottolinea il banchiere, che prosegue: «benché la disoccupazione sia tema cruciale in Europa e negli Usa, soprattutto tra le giovani generazioni, si è parlato poco o nulla di creare lavoro, e si è solo accennato alla jobless recovery la crescita senza creazione di posti».

Fra le chiavi dello sviluppo, un posto centrale deve essere assegnato a scuola, ricerca e innovazione. Profumo cita il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, che «ha portato al 20% la percentuale di bilancio del suo paese destinata a scuola ed educazione» e i dati della London School of Economics su educazione digitale e nuove opportunità di rafforzamento della cultura tra studenti e lavoratori che «hanno persuaso tanti: è la strada futura del servizio ai cittadini».

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