Fiat fra l’America e l’Italia

di Barbara Weisz

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Marchionne dovrà rassicurare il governo sul progetto Fabbrica Italia e sulla testa del gruppo a Torino. Il piano Usa: come salire al 51% di Chrysler

Il prossimo appuntamento verrà probabilmente fissato per il fine settimana. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, si incontrerà con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e con i ministri economici del Governo per chiarire il futuro del Lingotto. Poi, il 15 febbraio, ci sarà l’audizione parlamentare sui piani Fiat-Chrsyler. Questa l’agenda italiana del Ceo del colosso automobilistico, che nel frattempo continua a lavorare sull’integrazione con l’alleato americano, nell’ottica di salire al 51% (oggi è al 25%).

Proprio intorno alla fusione con Chrysler, e alla relativa governance aziendale che ne seguirà, si concentrano le preoccupazioni italiane. Nel fine settimana appena concluso Marchionne, parlando a San Francisco con i concessionari nordamericani, ha prima sottolineato che l’integrazione si farà e sarà completata nei prossimi due-tre anni (e fin qui, nulla di nuovo), ma ha poi aggiunto che la sede della nuova entità potrebbe essere a Detroit.

Le cronache riferiscono che a questo punto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha alzato il telefono e ha cercato un immediato chiarimento con il Ceo. Motivo: fino a questo momento, pur davanti alle perplessità espresse a più riprese e da più parti, per esempio dai sindacati, sul futuro italiano del Lingotto, Fiat aveva sempre assicurato che la testa del gruppo non si sarebbe spostata da Torino.

Rassicurazioni ripetute anche questa volta, sia da Marchionne che dal presidente del gruppo John Elkann (che invece ha sentito il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino): le ipotesi formulate a San Francisco riguardano scenari ipotetici, non decisi, e soprattutto non contengono riferimenti «né per l’oggi né per il domani a una diversa localizzazione delle funzioni direzionali e progettuali».

Il punto cruciale della vicenda è tutto qui, riguarda cioè le funzioni direzionali e progettuali. Che si chiede restino a Torino anche nell’ambito della diversa organizzazione che la multinazionale di prepara ad avere in futuro: Torino cuore pulsante per l’Europa, Detroit per gli Usa e probabilmente anche altre due basi per Sud America e Asia.

Al momento, i ministri esprimono fiducia: le affermazioni di Marchionne sulla base a Detroit, spiega Sacconi, devono «essere collocate nella giusta dimensione, quella che avrà modo di dirci l’ad Fiat nei prossimi giorni quando lo incontreremo». Il titolare dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, puntualizza: «la testa della casa automobilistica deve restare a Torino» e testa significa direzione generale e anche «centro delle decisioni sui programmi e sulle strategie».

Proprio sulle strategie Marchionne dovrà fornire chiarimenti al governo prima e al parlamento poi. Dovrà spiegare cosa significa esattamente Fabbrica Italia, cioè quali sono i piani precisi per i diversi stabilimenti italiani. E dovrà anche chiarire come intende arrivare al 51% di Chrysler.

Su questo fronte il 2011 sarà fondamentale, visto che fra le altre cose in programma c’è il ritorno di Chrsyler a Wall Street. La situazione al momento è la seguente: Fiat è al 25% dopo aver raggiunto, nel gennaio, scorso, il primo di tre obiettivi previsti dall’accordo per ottenere un’ulteriore partecipazione del 15% (dal 20% iniziale) senza corrispettivo in denaro. Il primo, quello raggiunto che ha fruttato il primo 5%, riguarda le autorizzazioni da parte di Chrysler per un motore basato sulla famiglia Fire di Fiat da produrre negli Stati Uniti, e il relativo impegno a iniziare la produzione.

Il secondo, si verificherà quando l’azienda americana avrà effettuato vendite complessive fuori dai paesi Nafta per 1,5 miliardi di dollari e avrà sottoscritto accordi di distribuzione in Sud America di alcuni prodotti di Detroit. Il terzo riguarda le autorizzazioni per un’auto basata su una piattaforma Fiat con almeno 40 miglia per gallone da produrre negli Usa. Marchionne ha dichiarato l’intenzione di raggiungere anche gli altri due obiettivi entro il 2011.

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