Reti commerciali, la forza del negozio di vicinato

di Carlo Lavalle

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Torna l'interesse del consumatore e anche delle grandi catene di distribuzione per il semprevivo negozio di vicinato.

Il negozio sotto casa torna a ricevere una maggiore attenzione nel mondo della distribuzione. Luigi Rubinelli, direttore di Mark up, segnala un’inversione di tendenza rispetto alla vendita di prossimità. In Francia, e in Italia, le grandi catene, come Carrefour e Auchan per esempio, riscoprono l’intramontabile esercizio di vicinato. La GDO soffre, penalizzata dalla crisi dei consumi che oltralpe dal 2007 ad oggi ha ridotto il suo giro d’affari di circa il -6%, e cerca di correre ai ripari per riposizionarsi sui mercati.

Auchan, in particolare, specialista dell’iper, ha lanciato all’inizio dell’anno l’iniziativa “A 2 Pas” (in italiano: a due passi). Sotto questa insegna il gruppo francese, uno dei più importanti al mondo nel suo settore, pensa di poter aprire 50 punti entro il 2015 in varie località compresa Parigi e dintorni.

La superficie dei negozi, a vocazione prevalentemente alimentare (prodotti freschi, bio ecc.), sarà variabile dai 250 ai 550 m2.

Il vicinato, però, sostiene Rubinelli, è un concept commerciale maggiormente ostico per chi si occupa da sempre di grandi superfici.

La novità, proposta da Auchan, è che ogni punto vendita deciderà in autonomia una propria strategia sia in termini di assortimento che di politiche di prezzo. La formula “A 2 Pas” sarà, inoltre, sviluppata attraverso il franchising e contando su attività di partnership con operatori indipendenti.

In Italia, ad ogni modo, le insegne di vicinato sono rappresentate da molto tempo da Crai, Sigma, Sisa o Interdis con piccoli negozi ben inseriti nel quartiere.

Il commercio di prossimità sembra riguadagnare maggiore spazio nei confronti del gigantismo dei centri commerciali – che spostano l’offerta dal centro abitato per collocarla spesso ai margini e confinarla in un luogo distante – onde venire incontro alle esigenze di fasce di popolazione più anziane, limitate nella loro capacità di mobilità territoriale.

D’altronde, poiché nelle società avanzate la dimensione del nucleo familiare va restringendosi, la spesa all’ipermercato tende a diventare un fatto sporadico.

Per di più, oltre ai dati di comodità dell’acquisto e di struttura della famiglia, un ulteriore aspetto di rilevanza sociologica che induce alla rivalutazione delle piccole superfici, integrate nel tessuto cittadino, a pochi passi dalla propria abitazione, è costituito dalla vicinanza non solo geografica ma sociale. Il punto di forza rappresentato dalla possibilità da parte dei consumatori di stabilire relazioni non impersonali con la proprietà e con il resto dei lavoratori non deve essere sottovalutato nella considerazione delle potenzialità di ripresa del format di vicinato.

Nelle scelte di acquisto il fattore prossimità continua a mantenere grande valore malgrado le sentenze di morte prematura pronunciate frettolosamente da qualche analista.