Federcongressi prende le distanze dal Convention Bureau Italia

di Andrea Barbieri Carones

scritto il

Piccolo terremoto nel settore congressuale: dopo i cambiamenti all'intero del CdA del CB si spacca il settore delle meeting industry italiana.

Una sorta di terremoto è avvenuto nel settore congressuale italiano: il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ha cambiato lo statuto del Convention Bureau Italia, quel soggetto pubblico incaricato di promuovere il Paese nel settore degli eventi fungendo da supporto agli organizzatori in occasione di gare internazionali, con lo scopo di portando entro i confini nazionali convegni e manifestazioni. Il consiglio di amministrazione è stato ridotto, riducendone i  membri da cinque a tre e rinnovandone per i due terzi la composizione.

Questo cambiamento ha portato Federcongressi&eventi, l’associazione nazionale delle imprese pubbliche e private e dei professionisti che svolgono attività in questo settore, a prendere atto della decisione del ministro che, fatta a seguito di un’assemblea straordinaria della società.

Questa divisione avviene a breve distanza di tempo dall’aggregazione, sotto l’egida di Federcongressi, delle principali associazioni congressuali italiane proprio con lo scopo di rappresentare il settore in maniera unitaria.

Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi, non fa più parte del CdA, come neppure altri tre dei cinque componenti il precedente consiglio (Margherita Bozzano, Laura Colombo ed Eugenio Magnani).

Il nuovo presidente Mario Resca, l’amministratore delegato Paolo Rubini (direttore generale di Enit e unico riconfermato dal vecchio CdA, ndr) e Rino Lepore, titolare dell’Harry’s bar di Roma, sono i tre componenti del nuovo CdA. “Sono tre persone rispettabilissime ma prive di specifica e continuativa esperienza nella meeting industry. Oltretutto, così composto, il CdA non accoglie in seno alcun rappresentante delle imprese del settore, ruolo che, di fatto, nel precedente consiglio ricoprivo io” ha commentato laconico Paolo Zona. «Ci chiediamo – continua – quale e quanta strada possa fare un organismo così poco rappresentativo e ancora privo di un benché minimo piano industriale. Pertanto l’associazione si dissocia, da oggi, da qualsiasi decisione che il Convention bureau vorrà assumere».

Federcongressi&eventi guarda invece con attenzione e interesse al progetto interregionale MICE Italia (per il quale lo Stato ha da tempo stanziato risorse), che si ispira a quell’idea di networking tra istituzioni territoriali e imprese già fautrice, negli anni passati, del successo di Italia for Events. Composto da 11 regioni e nato nell’ambito dei finanziamenti disposti dalla legge 296/2006, art. 1, comma 1228, è volto allo sviluppo della competitività del settore turistico-congressuale attraverso il coordinamento tra le realtà locali e il brand Italia. Le regioni – e la Toscana come loro capofila – da tempo cercano di stabilire forme di collaborazione, avendo come obiettivo un riconoscimento a livello internazionale del “marchio Italia. Le regioni metteranno risorse e idee all’interno di un progetto coordinato che è stato presentato al Ministero del Turismo.

Il settore congressuale italiano fattura annualmente oltre 20-22 miliardi di euro ogni anno e pesa per oltre  un quarto sulla spesa complessiva del settore turistico, pari alla maggioranza relativa: al secondo posto, infatti, c’è il turismo culturale-storico-artistico, che pesa per il poco meno del 25% sul fatturato complessivo.