Copyright, la delibera dell’Agcom fa discutere

di Noemi Ricci

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Proseguono le proteste contro l'Agcom e la delibera sul copyright. Gli oppositori sono pronti ad avviare un ricorso al Tar o presso l'Ue.

 Tutti contro Agcom e la sua delibera sul copyright (Delibera n.668/10/cons). La polemica sta facendo il giro del web a partire dalle oltre 40 mila pubblicazioni sul tema in soli due giorni, passando per l’innumerevole quantità di tweet e pagine su Facebook, fino ad arrivare all’attacco informatico che ha messo il sito di Agcom fuori uso.

La delibera dovrebbe essere emessa dall’Autorità entro il 6 luglio e nella bozza è presente il giro di vite sulla tutela del diritto d’autore sulle “reti di comunicazione elettronica”.

Ma vediamo di cosa stiamo parlando. In base alle nuove regole chi è in possesso di copyright su un contenuto che venga utilizzato da soggetti terzi potrà segnalare le diverse forme di abuso all’Autorità e richiedere la rimozione immediata dal sito colpevole di pirateria.

Nel caso in cui il colpevole della violazione (che potrà in ogni caso provare a spiegare le proprie ragioni all’Autorità) non provveda entro 48 ore a rimuovere il contenuto, l’Agcom procederà con la richiesta agli operatori internet di oscurare in maniera totale o parziale il sito sulla base del dominio e degli indirizzi IP.

Chi si oppone a tele norma spiega che sicuramente l’Agcom verrà invasa da un’incredibe mole di segnalazioni e la difficoltà di smaltirla con i dovuti approfondimenti porterà ad un’evitabile penalizzazione degli operatori che hanno rapporti olo occasionali con la pirateria.

In particolare verrà meno la libertà di informazione in Rete soprattutto visto che la delibera prevede una totale discrezionalità delle decisioni, andando a ledere la democraticità e la pluralità di opinioni tipiche di Internet.

Gli oppositori sono già pronti a presentare ricorso al Tar del Lazio e, se necessario, all’Unione Europea, ritenendo che l’Agcom non possa attribuirsi la copertura giuridica prevista nella delibera, se questa dovesse passare nell’attuale forma.

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