Fiera del Levante, un anno di transizione

di Barbara Weisz

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Da domani al 18 settembre a Bari una fiera sottotono (senza sito web). Focus su gemellaggio con Expo 2015 e agricoltura. I piani per il rilancio.

Apre all’insegna della prudenza la 75esima edizione della Fiera del Levante, con organizzatori e autorità impegnati a mitigare le aspettative. «Quest’anno bozzolo, l’anno prossimo farfalla» ha dichiarato il presidente della Regione Nichi Vendola. La «Campionaria 2011 costituisce una fase di transizione» a cui seguirà «una riflessione approfondita sul destino della manifestazione» ha sottolineato il presidente della Fiera, Gianfranco Viesti. Si parte domani, sabato 10 settembre, e si prosegue fino a domenica 18.

All’inaugurazione sarà presente Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le Regioni, mentre per il terzo anno consecutivo non ci sarà il premier, Silvio Berlusconi.

L’emblema di un appuntamento sottotono può essere ben rappresentato dal fatto che, almeno per ora, uno degli eventi fieristici tradizionalmente più importanti del Mezzogiorno non ha un sito internet. Andando su www.fieradellevante.it si trova una pagina in costruzione. Una mancanza non da poco per una manifestazione fieristica, che ha lo specifico obiettivo di rappresentare una vetrina per le aziende e le istituzioni che vi partecipano.

Sul numero di espositori gli organizzatori non si sbilanciano. «L’offerta espositiva sarà ai livelli degli anni scorsi nonostante il perdurare della crisi» ha diplomaticamente affermato Viesti. L’anno scorso, secondo il rapporto Euro Fair Statistics della Global Association of the Exhibition Industry, gli espositori sono stati 800, di cui 196 stranieri, le aziende rappresentate 43.

Fra i temi di quest’anno, il gemellaggio con l’Expo 2015 di Milano, di cui Bari sarà sede distaccata. Il Comune del capoluogo pugliese «mostrerà lo sviluppo della città fino al 2015» e «rilancerà la candidatura come capitale europea della cultura nel 2019».

Focus sull’agricoltura, con Agrimed, il Salone dedicato appunto a questo settore particolarmente importante per l’economia pugliese. Lo slogan di questa edizione 2011 è “Sosteniamo la nostra terra. Con il Psr Puglia abbiamo seminato per un domani migliore”, e si riferisce al Programma di sviluppo rurale della Puglia. Al tema saranno dedicati dibattiti e workshop, fra cui spicca l’appuntamento del 15 settembre dedicato a “Tecnologie e processi per un’agricoltura competitiva e sostenibile” a cui partecipano esperti delle Università di Bari e Firenze, della Società Italiana di genetica Agraria, del Cnr (Centro nazionale di ricerca) e degli assessorati all’Agricoltura di tutta Italia.

La Regione punterà sul lavoro e sul rapporto con le imprese «offrendo nel suo spazio istituzionale una rete di servizi» ha sottolineato la vicepresidente della giunta regionale Loredana Capone.

E poi, tutti con uno sguardo al futuro, per una fiera che per ammissione dello stesso presidente Viesti ha bisogno di un ripensamento. Viesti pensa a un format «sempre riservato al grande pubblico» che magari punti alle categorie «del bello e del buono sostenibile». Non ci sarà ancora il nuovo padiglione, che in futuro sarà destinato a diventare «un polo congressuale d’eccellenza insieme al rinnovato Palazzo del Mezzogiorno» ha proseguito Viesti, che sottolinea: «la Fiera deve essere efficiente, avere contenuti e contenitori moderni e produrre lavoro, non distruggerlo».

Vendola a sua volta auspica un rilancio che faccia da volano all’intera regione, puntando proprio sul «turismo congressuale nei nuovi padiglioni». Il presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi, insiste su una «politica dei piedi per terra» che per esempio trasformi la Fiera in un laboratorio permanente di imprese. Fra le iniziative in cantiere, il lancio di “u Trade”, una nuova borsa merci che svilupperà un progetto di baratto internazionale. Nel padiglione della Camera di Commercio si feteggeranno i 100 anni di uva Italia, una prelibatezza del Made in Italy nata dall’incrocio di due vitigni (Bicane e Moscato d’Amburgo) e che prese il nome dal cinquantenario dell’Unità d’Italia.

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