Welfare aziendale: i dipendenti vogliono più benefit

di Andrea Barbieri Carones

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Una ricerca evidenzia grande interesse delle aziende per i servizi e i benefit. Offerta da migliorare e incrementare. E i dipendenti vogliono di più.

Quali sono le attività di welfare aziendale già attuate o in via di progettazione da parte delle imprese italiane? Quali sono gli obiettivi, le difficoltà, le prospettive per il futuro e le valutazioni? Questi e altri temi sono stati indagati dall’istituto AstraRicerche che nel mese di luglio ha condotto una ricerca per conto di Edenred – leader mondiale nei buoni e nelle carte di servizio, nonché primo operatore nel mercato dei buoni pasto con il marchio Ticket Restaurant che progetta e sviluppa soluzioni che facilitano la vita dei dipendenti e migliorano l’efficacia delle organizzazioni.

Dopo aver intervistato più di 800 lavoratori sui bisogni legati al welfare aziendale, l’indagine si è concentrata su manager e imprenditori di circa 400 aziende, sia italiane che multinazionali, chiamati a rispondere sulla propria offerta di welfare aziendale, le potenzialità e gli ostacoli.

Dalla ricerca emerge che le aziende e i lavoratori sono assolutamente d’accordo in particolare su un aspetto: i piani di welfare aziendali sono di grande interesse ma attualmente non sono sufficientemente ampi (il 45% degli imprenditori/dirigenti non è ancora soddisfatto del proprio welfare aziendale) ed andranno sviluppati nei prossimi 2/3 anni (lo afferma il 70% dei manager intervistati).

Analizzando il panorama dei servizi attualmente offerti dalle aziende emerge che l’alimentazione la fa da padrona (il 79% del campione offre buoni pasto oppure una mensa interna); seguono i benefit legati alla flessibilità del lavoro come il telelavoro o l’orario ridotto (58%); i servizi legati all’assistenza medica o burocratica (36%), i servizi di conciliazione casa-famiglia (23%), quelli ricreativi e/o culturali (19%), quelli concernenti la mobilità (13%) e quelli riferiti ai servizi domestici (9%).

Tuttavia, se viene confrontata l’offerta effettiva con i desiderata dei lavoratori, è evidente che esiste un divario rilevante, in particolar modo per tutti i servizi non strettamente legati all’alimentazione. I lavoratori, quindi, non si accontentano più di avere coperto il bisogno primario del pranzo, ma aspirano ad avere supporto e attenzione per tutte le attività che riguardano i carichi di cura familiare, la semplificazione dei piccoli e grandi impegni della vita quotidiana e il tempo libero.

Intanto le imprese italiane hanno ben chiari gli obiettivi che sono allineati alla percezione dei dipendenti: migliorare il clima aziendale (86%) e accrescere la soddisfazione delle risorse umane (55%) incrementandone fedeltà, motivazione e non conflittualità. Segue il desiderio di dare una spinta alla produttività (51%), raccogliere vantaggi di immagine (50%) e di apprezzamento interno ed esterno sul terreno della corporate social responsibility (CSR).

Fra i motivi per cui molte le aziende non offrono piani di welfare ci sono i costi (effettivi e presunti: 55%) e le difficoltà connesse alla crisi economica che penalizza molti settori e porta inevitabilmente a sfoltire i budget destinati alla formazione e alla cura del personale.

I dipendenti, intanto, rivolgono un rimprovero alle proprie aziende: l’incapacità d’individuare prima, e di soddisfare poi, le reali esigenze e le preferenze (lamentata dal 38% dei dipendenti e da un 22% degli dirigenti). Ciò implica che, per una corretta applicazione di politiche di welfare ed un reale apprezzamento delle stesse, è necessario far precedere ogni iniziativa da un’ampia e adeguata fase di ascolto.

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