Manager Usa: nel 2011 bonus in crescita

di Andrea Barbieri Carones

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Un'indagine mostra che secondo molti manager Usa i bonus aziendali di fine anno saranno più cospicui rispetto al 2010. E in Italia...

In un momento particolarmente difficile delle economie internazionali, una buona notizia arriva dagli Stati Uniti: nel 2011 sarebbero in aumento le aziende che a fine anno concederanno dei bonus a manager e dipendenti. I dati arrivano dalla Robert Half, una delle più antiche società al mondo di ricerca di personale con 350 uffici in 21 Paesi.

Ma non solo saranno di più le imprese che daranno premi monetari: anche tali emolumenti, in media, saranno più consistenti dello scorso anno. E mentre il 53% dei dirigenti le cui aziende hanno concesso questi extra, a fine 2011 non vedranno un aumento rispetto al 2010, il 30% si aspetta qualcosa i più mentre il 14% qualche dollaro di meno. Il restante 3% non ha idea di come vada a finire.

Sentendo invece i manager nel settore delle risorse umane, il 42% prevede che gli extra bonus ci saranno contro il 25% di quelli attivi nell’industria tecnologica.

L’ottimismo – o forse semplicemente il realismo – varia in base alla posizione ricoperta: per quanto riguarda i direttori finanziari (o comunque i dirigenti che lavorano in questo campo) solo il 21% prevede bonus maggiori, contro il 17% che pensa siano inferiori e il 53% che li ritiene stazionari. Il restante ha preferito non esprimersi.

Anche considerando i manager degli uffici legali, vince l’ottimismo sul pessimismo: il 12% pensano di ricevere di più, il 4% pensa di ricevere di meno e il 73% pensa che gli incentivi saranno immutati. E l’11% non ha riposto, forse per scaramanzia.

E in Italia? Se sull’ottenimento dei bonus si sa ancora poco, un’altra indagine della Robert Half rivolta al mondo manageriale ha mostrato che solo il 6% di loro cambia azienda per sua volontà precisa. Il sondaggio, effettuato dall’ufficio milanese della società americana, rivela poi che il 64% restano fedeli al “brand” per quasi tutta la vita lavorativa, contro il 20% che si ferma fra i 3 e i 6 anni prima di cambiare aria. Il 16%, invece, è meno propenso alla stabilità e resta manager nella stessa società per meno di 3 anni, forse perché si sente un genio incompreso o per dissidi con la proprietà. O magari perché lavorano in una delle tante aziende italiane che non sanno valorizzare il talento, come dice una terza indagine della società di recruitment, che ha interpellato 200 manager italiani e 2.500 internazionali.

Soltanto il 40% delle aziende italiane ha programmi interni per valorizzare i talenti: il 49% di questi punta sullo sviluppo e la fidelizzazione dei dipendenti mentre il 51% mira a ingaggiare nuovo personale di alto profilo, concetto – quest’ultimo – che varia da manager a manager. Per il 22% di questi, alto profilo significa avere un atteggiamento mentale innovativo, contro il 19% che pensa voglia dire avere ottime competenze tecniche e il 18% che lo identifica con una produttività elevata. Più bassa la percentuale di manager che ritiene che alto potenziale sia sinonimo di lealtà (16%), passione (16%) e abilità relazionali (9%).

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