La manovra di Monti: pensioni e tasse sulla casa

di Barbara Weisz

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Ecco la manovra da 30 miliardi: riforma delle pensioni, nuove tasse sugli immobili, anche sulla prima casa. E tasse anche sui beni di lusso.

La tassazione sulla casa, una nuova riforma delle pensioni, imposte sui beni di lusso. Sono i tre provvedimenti centrali della manovra presentata ieri sera dal governo Monti, un provvedimento che vale 30 miliardi fra il 2012 e il 2014, di cui 20 per ridurre il deficit e 10 per la crescita, con interventi a favore delle imprese e del mercato del lavoro. Non c’è l’aumento dell’Irpef per i redditi più alti, di cui si era parlato nei giorni scorsi.

Le pensioni. Si tratta senza ombra di dubbio di uno dei provvedimenti più importanti di questa manovra del governo, per l’impatto sulle tasche dei cittadini, anche su fasce relativamente deboli. Presentando la manovra, lo stesso ministro del Welfare, Elsa Fornero, è stata sopraffatta da un’ondata di commozione nel momento in cui ha spiegato che erano necessari “sacrifici”, tanto che è stato il premier, Mario Monti, a terminare la presentazione illustrando il provvedimento con cui viene bloccata l’indicizzazione delle pensioni (l’adeguamento all’inflazione) per il biennio 2012-2013. Il blocco riguarda tutti gli assegni tranne quelli fino a due volte il minimo (circa 936 euro al mese).

Se questa è una misura temporanea, c’è poi invece un intervento strutturale sul sistema pensionistico italiano. Le nuove misure riguardano il raggiungimento dei requisiti per l’età pensionabile e il sistema di calcolo dell’assegno: quest’ultimo diventa contributivo per tutti a partire dall’anno prossimo. Il nuovo meccanismo pro-rata si calcola a partire dalla contribuzione versata dopo il 31 dicembre 2011. Quindi chi è vicino alla pensione non subirà di fatto grosse modifiche.

Quanto all’età pensionabile, fine del sistema delle quote, che spariscono definitivamente. La pensione di anzianità resta solo in questi due casi: 41 anni e un mese di contributi per le donne, 42 anni e un mese per gli uomini. Di fatto, viene incamerata nell’anzianità la finestra mobile.

Per le pensioni di vecchiaia, cioè tutte le altre, accelera il percorso della parificazione fra donne e uomini. L’età sale a 62 anni già dal 2012 per le lavoratrici del privato. Per gli uomini, l’età minima sempre dal 2012 è 66 anni (65 anni più un anno di finestra mobile che anche qui viene quindi incamerata). La parificazione viene anticipata al 2018 (era al 2026 secondo la precedente manovra), quando tutti, sia uomini che donne, andranno in pensione a 66 anni.

Previsto un sistema flessibile di incentivi e disincentivi per cui le donne potranno accedere alle pensioni di vecchiaia fra i 62 e 70 anni, gli uomini fra 66 e 70 (il calcolo si farà in base ai contributi versati). Resta l’adeguamento alle aspettative di vita, già previsto, in base al quale comunque non si andrà in pensione prima dei 67 anni dal 2022.

Tasse sulla casa. Anche qui, un grosso intervento. Torna, come ampiamente preannunciato, l’imposta sulla prima casa e cambiano i coefficienti per calcolare il valore catastale degli immobili, su cui si applica l’Imu, l’imposta municipale unica, che viene versata ai comuni. L’aliquota è dello 0,76%, ma per la prima casa si riduce allo 0,4%, con una meccanismo di flessibilità riservato ai sindaci (che possono alzare o ridurre l’aliquota di base di 0,3 punti e quella sulla prima casa di 0,2) a seconda delle esigenze di bilancio. Per ottenere il valore catastale, la rendita va moltiplicata non più per 115,5 o per 126 (seconde case), ma per 160.

La tassazione sulla prima casa da sola vale un gettito intorno i cinque miliardi, il totale delle novità relative agli immobili assicura invece entrate per 7-8 miliardi di euro. 

Quanto alle cossiddette tasse sui ricchi, c’è un prelievo aggiuntivo dell’1,5% sui capitali rimpatriati con lo scudo fiscale (che si aggiunge dunque al 5% già pagato). Vengano inasprite le tasse su alcuni beni di lusso: imbarcazioni sopra i 10 metri, aerei ed elicotteri privati, auto sopra i 170 kW (pari a circa 230 cavalli). L’imposta di bollo attualmente prevista per i conti correnti scatta anche per le altre attività finanziarie: deposito titoli, polizze, fondi comuni.

Non c’è invece il ventilato aumento dell’Irpef per i redditi sopra i 75mila euro di cui si era parlato nei giorni scorsi.

Potrebbe aumentare ancora l‘Iva, a meno che non si riesca a fare prima la riforma assistenziale. E’ la clausola di salvaguardia già prevista dalla manovra estiva: significa che in assenza di riforma, dal giugno del 2012 aumenteranno di ulteriori due punti percentuali le aliquote del 10 e del 21%, e ci sarà un ulteriore salto di mezzo punto dal giugno del 2014.

Aumentano invece certamente, e dal prossimo primo gennaio, le accise sulla benzina, con il gettito che andrà a finanziare il trasporto pubblico locale. E aumenta anche l’Irpef regionale, che passa all’1,23% dallo 0,9%, per evitare di tagliare il fondo sanitario.