Rating, S&P declassa l’Italia e mezza Europa

di Floriana Giambarresi

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Standard & Poor's ha tagliato il rating di Francia e Austria che hanno perso la tripla A, e di Italia e altri Paesi europei, declassati di due punti.

Standard & Poor’s ha deciso di tagliare il rating di vari paesi europei e a far notizia è soprattutto il declassamento di Francia e Austria, che hanno perso una A e sono scesi ora ad AA+. Declassata anche l’Italia di due livelli, come annuciato ufficialmente da S&P, riguardo la quale il rating è stato ridotto da A a BBB+.

L’Italia scende così, secondo Standard & Poor’s, all’ottavo dei dieci livelli “investment grade” e il taglio avviene nel contesto di una revisione generale del merito di credito di vari paesi dell’Eurozona. Declassato di due livelli anche il rating di Spagna, Portogallo e Cipro, tutti con un outlook sul merito di credito negativo. Di un “solo” livello, invece, oltre a Francia e Austria, tagliato il rating di Malta, Slovacchia e Slovenia; confermato il merito di credito più elevato per la Germania con un outlook stabile. Non sono invece state modificate le valutazioni di Belgio, Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Irlanda e Paesi Bassi.

Varie pertanto le vittime di Standard & Poor’s, la quale non ha rilasciato commenti in merito alla misura ma ha deciso di analizzare la zona Euro lo scorso 5 dicembre, prima del vertice europeo del 9 dicembre. Secondo quanto diffuso dall’agenzia di rating: «L’esito del vertice del 9 dicembre e le dichiarazioni successive da parte dei politici, ci portano a credere che l’accordo raggiunto non abbia prodotto un cambiamento di portata sufficiente ad affrontare i problemi finanziari della zona Euro.

L’accordo politico non fornisce risorse addizionali sufficienti o flessibilità operativa, tali da rafforzare le operazioni di salvataggio europee, e non amplia abbastanza il supporto per quei debiti sovrani della zona Euro soggetti a pressioni di mercato che si sono fatte più intense». S&P crede che quanto deciso fino ad oggi da chi governa i vari paesi europei non possa essere abbastanza per affrontare diverse questioni che gravano sull’Eurozona: «Crediamo che un processo di riforma basato solamente sul pilastro dell’austerità di bilancio rischi di diventare autolesionista, dal momento che la domanda interna si ridurrebbe a seguito delle crescenti preoccupazioni dei consumatori riguardo alla sicurezza dell’occupazione e ai redditi disponibili, erodendo il gettito fiscale».

Più che sulle finanze dei Paesi che stanno subendo il taglio del rating da parte di S&P, il vero rischio adesso risiede nel fondo salva Stati, l’European Financial Stability Facility, uno dei punti cardine della strategia europea per uscire dalla crisi del debito sovrano. Le bocciature di quei Paesi considerati “solidi”, con in primis la Francia, potrebbero portare anche alla perdita della tripla A al fondo salva-Stati.