India: Vodafone vince battaglia legale col fisco e non paga 1,8 ?

di Teresa Barone

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Per Vodafone nessun obbligo di versare al fisco indiano le tassa di acquisto per la compravendita della Hutchison Essar, avvenuta alle Cayman.

Vodafone vince una battaglia legale durata quattro anni contro il fisco indiano: tornerà nelle casse dell’azienda la somma di 1,8 miliardi di euro, arretrati fiscali che per volere della Corte Suprema saranno restituiti al gruppo completi di interessi.

Una sentenza che pone fine a una vicenda spinosa che ha avuto origine nel 2007, quando Vodafone acquisì il 67% della  Hutchison Essar, secondo operatore telefonico indiano, per 11,1 miliardi di dollari. Per il governo locale si trattava di un’operazione soggetta al fisco, tuttavia i giudici hanno dato ragione alla multinazionale britannica negando l’obbligo di versare la tassa sull’acquisto, perché la transazione è avvenuta fuori dai confini del territorio indiano.

La difesa di Vodafone – che riceverà una somma pari a 2,5 miliardi di dollari più gli interessi del 4% maturati nel corso degli anni – si è infatti basata su un dato di fatto determinante: l’operazione che ha portato all’acquisizione della Hutchison Essar è avvenuta alle Isole Cayman, e secondo i legali della compagnia l’imposta non spettava al compratore bensì allo stesso venditore, in questo caso il gruppo Hutchison.

Si vocifera di un probabile ricorso da parte delle autorità fiscali indiane, ma la decisione della Corte Suprema si allinea perfettamente con la politica nazionale che punta a incentivare gli investimenti diretti da parte di colossi stranieri, soprattutto per far fronte al netto calo di interesse da parte dei gruppi esteri che ha caratterizzato il 2011, in particolare nel periodo tra aprile e dicembre. Comprensibile il timore delle compagnie straniere per quanto riguarda gli investimenti in India, e la necessità di avere informazioni chiare riguardo il regime fiscale locale.

Vittorio Colao, dal 2008 amministratore delegato di Vodafone, ha espresso ottimismo e soddisfazione ribadendo la volontà di proseguire con i progetti nel Paese asiatico: “Siamo investitori impegnati e di lungo termine in India e abbiamo da sempre chiarito che abbiamo fiducia nel sistema giudiziario di quel Paese. Accogliamo la decisione della Corte suprema che conferma la nostra fiducia nel sistema giudiziario del subcontinente. Continueremo a far crescere la nostra attività nel Paese, che include investimenti significativi nelle aeree rurali e nella copertura della rete 3g, per il bene dei consumatori indiani”.