Manager pubblici: arriva il tetto allo stipendio

di Andrea Barbieri Carones

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Una proposta del governo punta a ridurre gli stipendi dei manager pubblici, che non potranno guadagnare più di 304.951 euro all'anno.

Un taglio agli stipendi dei manager pubblici, che non potranno essere superiori a quanto percepisce il primo presidente della Corte di Cassazione, che nel 2011 ha guadagnato 304.951 euro. Questo l’obiettivo del presidente del Consiglio, Mario Monti, che ha appena trasmesso a Camera e Senato le linee guida del provvedimento di cui si parlava da anni.

Un secondo punto della misura volta a riformare il settore dice che “i dipendenti fuori ruolo o in aspettativa retribuita non potranno avere emolumenti superiori al 25% del loro trattamento economico fondamentale”.

Una nota di Palazzo Chigi sottolinea che si tratta di un’accelerazione rispetto alla scadenza indicata a dicembre, che il decreto legge fissava in 90 giorni. “Il provvedimento – precisa il comunicato dell’Esecutivo – si fonda su due principi base:

1 – Il trattamento economico complessivo del primo Presidente della Corte di Cassazione diventa il parametro di riferimento per tutti i manager delle pubbliche amministrazioni. In nessun caso l’ammontare complessivo delle somme loro erogate da pubbliche amministrazioni potrà superare questo limite.

2 – Per i dipendenti collocati fuori ruolo o in aspettativa retribuita, presso altre pubbliche amministrazioni, la retribuzione per l’incarico non potrà superare il 25% del loro trattamento economico fondamentale. Resta valido il tetto massimo indicato in precedenza”.

La proposta del presidente del Consiglio sarà sottoposta alle commissioni dei due rami del Parlamento. Contemporaneamente, la Ragioneria generale dello Stato indicherà le modalità di versamento al Fondo per l’ammortamento dei Titoli di Stato delle risorse rese disponibili dall’applicazione dei limiti retributivi stabiliti dalla norma. Le risorse così risparmiate non potranno andare a copertura di altre spese.

“Il contenimento dei costi della burocrazia – conclude la nota di Palazzo Chigi – contribuirà cosi a rafforzare il credito di fiducia che i Paesi dell’Eurozona e gli investitori internazionali decideranno di accordare all’Italia nei mesi a venire”.

Nel calcolare i guadagni dei manager della pubblica amminstrazione saranno sommati tutti gli emolumenti provenienti da uno o più organismi statali. Fra questo l’Esecutivo cita apertamente i presidenti delle authority. “Entro un mese dalla pubblicazione del decreto legge – continua la nota – ciascun interessato dovrà presentare una relazione con le posizioni occupate e le relative retribuzioni”. Mario Monti, dunque, ha previsto anche una limitazione a quelle figure con doppio (o triplo) incarico, la cui retribuzione complessiva non potrà superare la soglia di 304.951 euro all’anno.