Piano aeroporti: a rischio chiusura 18 scali d’Italia

di Manuela Giammarioli

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Il Piano nazionale degli aeroporti fatto dal governo punta a classificare gli scali italiani in base alla loro importanza e al volume di traffico.

 Dopo oltre due anni di lavoro, è finalmente pronto il Piano degli aeroporti italiano, che pone il Paese al livello delle migliori Nazioni d’Europa. L’ha rivelato in questi giorni, insieme ai dettagli sulla vicenda, “Il Sole 24 ORE“.

La scorsa settimana, il documento è passato per un’informativa al Consiglio d’amministrazione dell’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) e successivamente è stato recepito nel suo adattamento finale dal Ministero delle Infrastrutture.

Il piano, che il governo dovrebbe adottare in tempi brevi, contiene elementi fondamentali per la programmazione dei futuri investimenti infrastrutturali, un proficuo sfruttamento delle risorse e soprattutto una nuova catalogazione dei quarantadue scali del suolo nazionale.

Gli aeroporti principali del nostro Paese sono ventiquattro, suddivisi a loro volta in: 3 grandi hub intercontinentali, Roma Fiumicino, Milano Malpensa e il “Marco Polo” di Venezia, 13 “strategici” (Bari, Bergamo Orio al Serio, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Lamezia Terme, Milano Linate, Napoli Capodichino, Palermo, Pisa, Torino) e 8 “primari” (Alghero, Brindisi, Roma Ciampino, Olbia, Trapani, Treviso, Trieste, Verona).

Accanto a questi vi sono poi 18 aeroporti considerati “di serie B”, ossia “di servizio”, collocati nelle città di Ancona, Aosta, Brescia, Bolzano, Comiso, Crotone, Cuneo, Foggia, Forlì, Lampedusa, Pantelleria, Parma, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rimini, Salerno, Taranto. Per questi scali, che si è valutato essere utili solo a livello locale, era inizialmente stata ipotizzata la chiusura. Successivamente è stato stabilito di analizzarli per un periodo di tre anni, durante i quali andrà verificata la presenza di “condizioni di sostenibilità economiche che non prevedano trasferimenti di risorse pubbliche per la gestione”.

Qualora essi “non dimostrassero il riequilibrio economico-finanziario della gestione e il raggiungimento di adeguati indici di solvibilità”, sarà valutata la possibilità di un apporto di capitali da parte di enti pubblici o di privati. Agli scali già esistenti e operativi sul territorio nazionale, potrebbero aggiungersene, entro il 2030, altri 2: quello di Viterbo, che secondo i piani potrebbe sotituire quello di Roma Ciampino (che fra un paio d’anni potrebbe chiudere per la necessità del rifacimento delle piste) e quello di Grazzanise, in provincia di Caserta, che potrebbe subentrare a quello di Napoli Capodichino, che non ha spazio per crescere e che è troppo vicino all’abitato del copoluogo e dei comuni confinanti.