Pomigliano, ricorso Fiat

di Massimiliano Santoro

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Fiat vuole ricorrere in appello contro la sentenza del Tribunale che impone all'azienda auto di reintegrare 145 operai iscritti al sindacato Fiom.

La Fiat, attraverso Fabbrica Italia Pomigliano si appella all’ordinanza del Tribunale di Roma e chiede alla Corte di Appello di sospendere l’esecuzione dell’ordine di assumere i 145 operai presso lo stabilimento auto Fiat vicino a Napoli.

A comunicarlo è la stessa azienda, che spiega di aver esaminato nel dettaglio la sentenza del Tribunale di Roma decidendo di impugnare la decisione “per numerose ragioni, sia in fatto, sia in diritto”. Fabbrica Italia Pomigliano ha deciso anche di chiedere alla Corte di Appello la sospensione dell’esecuzione dell’ordine di assunzione dei 145 operai che sono attuali dipendenti di Fiat Group Automobiles “solo perche? in un certo momento iscritte alla Fiom”.

La ragione è presto detta: “L’esecuzione dell’ordine, al di la? della complessita? del processo di selezione dei singoli, causerebbe gravi distorsioni nell’attuale contesto operativo di FIP. Il numero dei dipendenti – si legge nella nota dell’azienda – e? ad oggi piu? che adeguato a far fronte alle attuali esigenze di mercato”.

Insomma, secondo Fabbrica Italia Pomigliano – la nuova società che Fiat ha creato nel 2011 per produrre la Panda nel suo storico stabilimento in Campania – qualsiasi altra assunzione comporterebbe di conseguenza il contemporaneo ricorso alla cassa integrazione, se non al ricorso di procedure di mobilità se la cassa integrazione fosse uno strumento non disponibile, “per un numero di dipendenti corrispondente a quello dei nuovi assunti, inclusi probabilmente alcuni provenienti dal gruppo dei 145 appena assunti in esecuzione all’ordinanza del Tribunale”.

In base a questo assunto la FIP spiega che l’esecuzione dell’ordinanza può arrecare un danno, definito “irreparabile”, a quello che è l’attuale contesto di lavoro nella società automobilistica.

In questa fabbrica, nel corso del 2011 sono stati assunti 2.071 dipendenti con un nuovo contratto firmato dai sindacati Cisl, Uil, Ugi e Fismic ma non da Fiom di Cgil. I 145 lavoratori per i quali il tribunale di Roma ha imposto l’assunzione puntavano invece a essere assunti con il vecchio contratto, facendo ricorso al giudice del lavoro sostenendo di essere stati discriminati perché aderenti a Fiom.

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