Ilva, Riesame: “Inquinamento volontario da parte dei manager”

di Massimiliano Santoro

scritto il

Depositate le motivazioni del Riesame sulla conferma del sequestro degli impianti a caldo. Ferrante: "Massima collaborazione".

Dalle motivazioni depositate in merito alla decisione di conferma da parte dei giudici del Riesame del sequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto si evince come, secondo i giudici, nel corso degli anni sia stata attuata “una costante e reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti“.

Questo, per quanto concerne l’aspetto giudiziario relativo alle presunte responsabilità delle singole persone. Sul fronte della cessazione o meno dell’attività, l’attuale presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, ha espresso, attraverso una nota ufficiale diramata dopo il deposito delle motivazioni, ottimismo derivante dalla lettura particolareggiata del dispositivo: “Le motivazioni del Tribunale del Riesame relative agli impianti – ha commentato Ferrante –  chiariscono il senso del dispositivo individuando un percorso ragionevole e di buon senso.  In particolare il Tribunale del Riesame attribuisce importanza al coinvolgimento dell’azienda accanto ai custodi definendo precise responsabilità”.

“Tale percorso – ha continuato Ferrante – permette all’Ilva di non chiudere gli impianti e ci convince, una volta di più, della necessità di accelerare i processi di innovazione tecnologica e riduzione delle emissioni inquinanti. In questo senso ricordiamo che l’azienda ha rinunciato ai ricorsi che avrebbero rallentato il processo di approvazione della nuova AIA, i cui lavori sono partiti questa mattina al Ministero dell’Ambiente”.

“Va ribadita – ha concluso Ferrante – la massima collaborazione con tutte le autorità, governo e istituzioni locali comprese, per il raggiungimento di un obiettivo, quello della salvaguardia della salute, dell’ambiente, del lavoro e dell’impresa che è patrimonio di tutta la collettività”.