Foxconn in rivolta: chiude fabbrica di iPhone Apple

di Teresa Barone

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Chiude uno stabilimento Foxconn dopo un rissa tra dipendenti: incerte le cause, mentre si amplia la polemica sulle condizioni lavorative in Cina.

Una notte di tafferugli tra i dipendenti ha portato alla chiusura dello stabilimento cinese Foxconn di Taiyuan, tra le fabbriche specializzate nella realizzazione di iPhone e iPad: una rissa sfociata in un vero e proprio scontro che ha coinvolto oltre 2mila persone provocando circa 40 feriti, e che potrebbe essersi originata da un diverbio di carattere personale tra due lavoratori.

Foxconn Technology è noto per essere uno dei più attivi fornitori di Apple e Microsoft, e da alcune indiscrezioni sembra che nello stabilimento teatro degli scontri si producano anche alcuni elementi dell’iPhone 5, ultimo gioiello di casa Apple. Quello che è certo è che la Foxcoon è stata recentemente protagonista delle prime pagine dei giornali a causa delle precarie condizioni di lavoro dei suoi dipendenti – sono oltre 1,2 milioni in tutto il territorio cinese -, denunciate anche dalla Mela che aveva richiesto migliorie criticando sia il salario inconsistente sia l’estrema rigidezza dell’orario di lavoro.

La chiusura dello stabilimento di Taiyuan sembra essere temporanea e dettata solo dalle contingenze attuali, stando almeno a quanto dichiarato dal portavoce Foxconn, Louis Woo: “La fabbrica rimarrà chiusa oggi, solamente oggi, per necessità dell’inchiesta. Riaprirà domani. Le autorità locali stanno indagando sulle cause della rissa e noi cooperiamo con loro, ma non sembrano che quelle siano legate al lavoro“. Lo stabilimento di Taiyuan, che conta circa 79mila dipendenti, è tristemente noto per l’appellativo “fabbrica dei suicidi” a causa dell’elevato numero di casi di suicidio tra i lavoratori, determinati dalle condizioni di lavoro al limite del sopportabile.

Anche questo episodio, culminato con la proclamazione di 24 ore di sciopero, potrebbe essere stato causato da un diverbio tra un operaio e un addetto alla sicurezza proprio in merito alle richieste troppo esose dell’azienda. Lo scorso marzo gli stessi impiegati hanno bloccato la produzione per protestare contro la promessa di un aumento di stipendio non mantenuta da parte dei vertici aziendali.

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