Fiat Industrial, la fusione con Cnh può attendere

di Andrea Barbieri Carones

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Macchine industriali: si allontana la fusione tra Fiat Industrial e Cnh, a causa di un mancato accordo sul valore dello scambio delle quote azionarie.

La fusione tra Fiat Industrial e Cnh può attendere ancora un po’ di tempo, in seguito alle perplessità avanzate dai manager della società americana, di cui proprio il gruppo industriale italiano detiene la quota di maggioranza. Il soggetto che nascerà dalla fusione dovrebbe avere sede in Olanda ed essere quotato alla Borsa di New York, cosa che potrebbe far sì che Fiat Industrial scelga di uscire dal listino di Piazza Affari.

Gli amminsitratori indipendenti di Cnh hanno ritengono infatti che il concambio di 3,9 azioni Fiat Industrial per 1 sola dell’azienda che produce macchine agricole, macchine movimento terra e servizi finanziari non sia adeguato. Pertanto è possibile che il merger avvenga nel 2013 e non entro fine anno come ipotizzato in un primo momento.

Secondo i vertici del Lingotto, questa oeprazione ha come scopo principale quello di far aumentare visibilità e appeal del brand italiano nei mercati internazionali e in nord America in particolare, oltre a far risparmiare risorse che sono state valutate in 140 milioni di euro annui, derivanti sorpattutto da oneri finanziari.

“La notizia del ritardo sulla fusione non è positiva per Fiat Industrial: riteniamo però che ci sia la possibilità di un miglioramento dell’offerta” ha scritto in una nota la banca d’investimento Equita sim. Tale ritardo sta infatti influenzando negativamente il prezzo delle azioni.

Secondo gli accordi iniziali tra le parti, gli investitori dei due gruppi industriali avrebbero dovuto ricevere nuove azioni sulla base della valutazione di mercato effettuata a marzo e ad aprile, vale a dire prima che fosse resa nota la strategia di fusione. Ma Chn ha scambiato a un prezzo più basso rispetto alla media del settore in rapporto all’eps, vale a dire agli utili per azione. Il concambio non tiene conto del premio per gli azionisti, visto che questo merger non porterà rilevanti risparmi almeno nel breve periodo.