Banche, Abi: insostenibile pressione fiscale

di Massimiliano Santoro

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L'Abi lamenta un nuovo aumento della pressione fiscale sulle banche derivante dalla legge di stabilità.

Dall’Abi arriva un secco no al pagamento per le banche delle tasse sulle perdite e gli utili non realizzati. Il Comitato esecutivo ha esaminato la legge di stabilità 2013 e lamenta, pur comprendendo l’attuale difficoltà della finanza pubblica del Paese, un nuovo aumento della pressione fiscale sulle banche “che ha raggiunto un livello divenuto ormai insostenibile per le aziende del settore”.

L’associazione di Palazzo Altieri sottolinea che, nella media degli ultimi 10 anni, la pressione fiscale effettiva sulle banche italiane è stata superiore di 15 punti percentuali rispetto a quelle europee: “In questo modo – si spiega l’Abi – viene messa in discussione la possibilità per gli istituti di credito di continuare a sostenere l’economia reale, un modello di attività cui non si vuole in alcun modo rinunciare”.

Il Comitato esecutivo evidenzia come, per scelte del passato, non sia consentito alle imprese bancarie di detrarre le rettifiche su crediti e che è prevista una parziale indeducibilità degli interessi passivi, voci queste che rappresentano i tipici “costi industriali delle banche”. Inoltre, si fa presente anche che alle banche viene applicata una maggiore aliquota Irap a partire dal momento dell’introduzione del tributo: “La situazione appare dunque difficilmente sostenibile – dice il comunicato diramato a conclusione della riunione del Comitato esecutivo – in quanto impone agli istituti di credito di pagare tasse sulle perdite e su utili non realizzati. Tutto ciò avviene in un contesto economico che necessiterebbe di banche che siano messe in grado di svolgere a pieno il loro ruolo per la ripresa dell’economia, a servizio quindi di famiglie e imprese”.